C'era un Senatur da onorare

Nei disastri elettorali della Lega, il più simbolico è la mancata elezione di Bossi, candidato un po' in sordina a Varese. Visionario, arruffone, fuoriclase della tattica politica, popolano ma mai populista, l'Umberto un posto lo meritava. Meglio lui di una Giulia Torelli
28 SET 22
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Essere riusciti a non far eleggere il Senatùr, il fondatore della Lega Umberto Bossi, candidandolo capolista alla Camera nel collegio di Varese, è un altro dei disastri simbolici acclusi alla sconfitta di Salvini. A Varese sembrava sicuro, solo un po’ irriguardosa la collocazione proporzionale, e invece nemmeno sotto casa l’ex partito del Senatur ce la fatta.
Difficilmente servirà a qualcosa l’ultima idea del Capitano, “facciamo Bossi senatore a vita”, detta da chi nel 2019 voleva abolirli, i senatori a vita: “Siete la casta della casta della casta”, tuonava, “il senatore a vita è una figura assolutamente superata”.
Così, dopo 35 anni di onorato servizio – e fosse pure disonorevole farebbe lo stesso, ha fatto un pezzo della storia d’Italia, decisamente più di Tabacci – il Bossi si meritava un’uscita di scena più dignitosa, o almeno meglio accudita da parte dei suoi. Ma lui tira dritto, più lucido di altri: “Il popolo del Nord esprime un messaggio chiaro e inequivocabile che non può non essere ascoltato”, ha detto. Visionario, bizzoso, arruffone, fuoriclase della tattica e immaginifico, popolano ma mai populista, meritava un posto. E comunque, sempre meglio un vecchio Senatur in Parlamento che una Giulia Torelli all’uscio.