Il clan dei casaleggesi ha intascato il riscatto e si è tenuto gli ostaggi

Mi pare che nella logica negoziatrice dell'attuale (come della precedente) maggioranza ci sia ben poco degli insegnamenti rintracciabili nel film "Il negoziatore"
16 NOV 19
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(Foto LaPresse)

E va bene, non puoi pretendere di vedere sempre all’opera Kevin Spacey e Samuel Jackson, i due migliori negoziatori di ostaggi di Chicago, che si sfidavano in un duello di astuzie e raggiri, impuntature e concessioni, bluff e minacce. In quel film, “Il negoziatore”, i due discettavano a lungo sui trucchi del mestiere, e mi pare di ricordare che nessuno dei due sostenesse l’audace tesi: paga subito il riscatto al sequestratore, e accontentati della promessa di vedere rilasciati gli ostaggi nell’arco della legislatura. Eppure, è esattamente ciò che è successo non una ma due volte in quest’anno e mezzo di paura e delirio. Ci vediamo nel vecchio capannone, tu sgancia l’abolizione della prescrizione intanto, e io ti assicuro che ci costruirò intorno una grande riforma del processo che, fidati, consentirà agli eterni imputati in ostaggio di tornare prima o poi in libertà. Oppure: fammi avere in un borsone un terzo delle Camere, mi raccomando in parlamentari di piccolo taglio, e guai a te se ti porti dietro gli agenti della squadra Zagrebelsky; io ti farò avere dei correttivi e un sacco di altre cose belle, ma ora vattene e non mi seccare che ho cose più urgenti. Con questi espedienti il clan dei casaleggesi ha intascato il riscatto e si è tenuto gli ostaggi, che per la cronaca saremmo noi. Aggiungete che non siamo a Chicago. Siamo nel paese dei lavori in corso eterni, come il Mose. Se metti in cantiere mezza riforma, devi tenerti quel moncherino per il resto dei tuoi giorni. E pregare che non arrivi l’alta marea.