Dubbi sulla legge elettorale

Nella la palude trasformistica del proporzionale c'è la speranza che le sparse rimanenze dell’Italia liberale e garantista non siano spazzate via del tutto
10 GEN 20
Immagine di Dubbi sulla legge elettorale

Foto LaPresse

Mentre scrivo, bevo caffè da una tazza bianca con una riga nera disegnata a metà; sopra la riga c’è scritto half empty, sotto la riga pure. Traduce fedelmente i miei stati d’animo rispetto alle opzioni in ballo sulla legge elettorale: un bicchiere mezzo vuoto o mezzo vuoto a seconda della prospettiva deprimente da cui lo osservo. Quando promosse il maggioritario a turno unico, Marco Pannella era ispirato da una generosa visione da millenarista riformatore: le bande partitocratiche che interrompono l’occupazione abusiva delle istituzioni e lasciano spazio a due bei cartelli elettorali all’americana, uno liberalconservatore e uno liberalsocialista (per quest’ultimo aveva approntato il nome fin dai tempi della Bolognina: Partito democratico). Adorabile, donchisciottesco Pannella! Ciò che allora era improbabile – ma ci credetti, e in tanti ci credemmo – è oggi manifestamente impossibile, e il maggioritario potrebbe solo suggellare l’alternanza tra una destra illiberale e una sinistra illiberale, a spese del chimerico centro (di nuovo, half empty/half empty). L’altra metà vuota della tazza è il proporzionale, che al momento viene dato per probabile. E quindi la palude trasformistica, i guasti della partitocrazia senza nemmeno i partiti, il rischio che prima o poi si tenti di uscirne per vie autoritarie. C’è tuttavia, in questo vuoto, una goccia d’acqua potabile – una goccia, non un sorso – ed è la speranza che così, almeno, le sparse rimanenze dell’Italia liberale e garantista non siano spazzate via del tutto. Per il resto, siamo nella tazza. Fino al collo.