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Il Bi e il Ba •
Passiamo al contrattacco: uno Ztl Pride per farci riconoscere
Il partito fantasma dei centri storici perde sempre, le élite sradicate e cosmopolite sono disprezzate da tutti. Capalbio, Rolex e monopattini: celebriamo l'orgoglio radical chic per aderire allo stereotipo
23 SET 20

Tramite apposita istanza in carta da bollo chiederò al prefetto di cambiare il mio cognome in Zitiello, da appuntarsi come Ztl-O. Non pretendo molto, solo il diritto di parcheggiare nella consonante a fianco a quella in cui sono nato. Il prefetto converrà che il mio motivo non è del tutto futile. Mi hanno affiliato, volente o nolente, a quel partito fantasma dei centri storici delle grandi città che pur non presentandosi mai alle elezioni riesce nel prodigio di perderle tutte. E di buscarle da tutti, poi: paleogrillini, neocamerati e liberalozzi retequattristi, che picchiano con commovente uniformità di manganello contro il partito delle élite sradicate e cosmopolite, delle “pussies” politicamente corrette, dei “competenti” che disprezzano il popolo.
E noi lì in un angolo a ripararci col gomito da quella gragnuola di cliché sui monopattini elettrici, Capalbio, i Rolex, senza neppure uno straccio di partito in cui rintanarci. Io dico che è tempo di venir fuori dalla soggezione e di passare al contrattacco. Fondiamolo, una buona volta, questo benedetto partito delle Ztl! Un partito che ostenti la sua zitiellosità con tutta la sfacciataggine del caso. Mai stato a Capalbio, mai avuto un Rolex, mai messo piede su un monopattino e a dirla tutta non vivo neppure in una Ztl – ma rimedierò, per indossare fieramente lo stereotipo che ormai hanno calcato addosso a me e a quelli come me. Per cominciare, propongo uno Ztl Pride in ogni Ztl d’Italia. Io ho già in mente il mio costume allegorico, d’ispirazione cambogiana: sarò un Pol Pot dei centri storici che mette alla gogna tutti quelli che NON portano gli occhiali.