Adesso il pandemonio dell'indignazione tocca alla magistratura

Tra le tante corporazioni accusate di avere natura di casta la magistratura finora è stata risparmiata, anche grazie a una sinergia tra giustizieri populisti e giustizialisti di professione. Dopo le pretese dell'Anm sulle corsie preferenziali per i vaccini cambierà qualcosa?
29 MAR 21
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(Lapresse)

Spero che il passo falso dell’Anm, che con la consueta tronfiaggine curiale ha preteso corsie preferenziali per i vaccini minacciando ritorsioni sull’andamento regolare dell’attività giudiziaria, scateni nell’opinione pubblica una rabbiosa, schiumante indignazione. Ma come – potrebbe obiettarmi un amico sollecito – proprio tu che da anni elenchi le sciagure sprigionate dal vaso di Pandora delle campagne anticasta ora ti abbandoni allo spirito di rivalsa, indulgi alla gioia maligna e servile del risentimento?
No, caro amico, a guidarmi è semmai quella speranza, o Elpís, che come racconta Esiodo rimase sul fondo del mitologico vaso. Ed è una speranza tutta razionale, sgrossata dai compiacimenti. La magistratura è stata fin qui l’unica corporazione risparmiata dagli arrabbiati d’Italia, pur possedendo i caratteri della casta a un grado che vorrei dire brahmanico.
E pour cause: l’antipolitica dei fanculotti e la metapolitica del partito dei magistrati si sono puntellate a vicenda, hanno fatto sistema. La prima forniva ai magistrati tifoserie organizzate e lo scudo dell’immunità morale; la seconda armava la rabbia popolare con il suo braccio secolare. Va così dal 1993, in una devastazione congiunta della politica e del diritto. Vederle schierate l’una contro l’altra fino alla rottura del giocattolo infernale non è Schadenfreude, è una ragionevole speranza.