Il rincitrullimento di tanti comunisti

La capitolazione alle più sgangherate teorie del complotto è un destino che accomuna molti comunisti nostrani. Abbiamo potuto constatarlo in questi tre anni di guerra in Ucraina
18 MAR 25
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LaPresse

Sul crollo del comunismo abbiamo versato cisterne d’inchiostro; forse avremmo dovuto conservarne qualche ampollina, anche solo un calamaio, per ragionare sul crollo della mente comunista, a est e a ovest. Ci saremmo accorti che l’implosione ha seguito grosso modo le stesse tappe: il venir meno frettoloso di un’ideologia in grado di dar senso all’attualità, alla storia e alla propria posizione nel mondo; la sua sostituzione affannata con qualche parola d’ordine genericamente modernizzatrice, piccolo pegno pagato allo spirito del tempo, un lip service più che un’adesione profonda; infine, la capitolazione alle più sgangherate teorie del complotto, succedanee dell’ideologia perduta. E’ l’itinerario della Russia da Gorbaciov a Eltsin a Putin; ma è anche la parabola di tanti comunisti italiani da Berlinguer a Veltroni a Conte.
Tutti abbiamo potuto constatarlo in questi tre anni di guerra in Ucraina, sui giornali e sui social network: teste comuniste più o meno pensanti hanno cominciato a diffondere gli articoli del generale Mini, sostenitore delle scie chimiche e dei terremoti artificiali, o il “documentario” di Mazzucco, che contiene più bufale di tutto l’Agro Pontino, quando non hanno attinto direttamente alla propaganda del Cremlino. Ma non c’è bisogno di tirare in ballo le campagne di disinformazione e le fabbriche dei troll: la corrispondenza puntuale tra le tre tappe dell’ideologia russa e l’apokolokyntosis – volgarmente detta zucchificazione, o rincitrullimento – di tanti nostri comunisti è dovuta a un’analoga forma mentis sottoposta a un identico stress test. Del resto, se è vero quel che diceva Popper, ossia che il “marxismo volgare” è una teoria sociale cospirativa, non c’è da stupirsi che i suoi adepti abbiano continuato ad abusare della ragione con mezzi ancora più volgari, pur di preservare l’illusione dell’intellegibilità integrale del mondo. È tempo dunque di riconoscere a Giulietto Chiesa, pace all’anima sua, i titoli del grande precursore. Dalla militanza comunista, passando per il contributo alla transizione democratica della Russia, si perse nei complottismi più strampalati, fino a convincersi che le torri gemelle erano state fatte implodere per mezzo di demolizioni controllate. Che è per inciso una magnifica allegoria del crollo della mente comunista.