E' bene difendersi non solo nel processo, ma anche dal processo

Il libro di James Duane Hai il diritto di rimanere innocente è un manuale di autodifesa dalle storture del sistema giudiziario statunitense. Perché pubblicarlo in italiano? Perché da nessun altra parte c'è maggiore necessità di perorazioni come questa
20 MAG 25
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Festival della giustizia penale: dal nome uno s’immagina una bella ghigliottina innalzata in una piazza di Modena e una schiera di tricoteuses in prima fila pronte a riempirsi gli occhi dello splendore dei supplizi. E invece – ero lì sabato scorso – è l’esatto contrario: un programma di quattro giorni di brevi somministrazioni di anticorpi culturali al virus giacobino. Mi avevano invitato a dibattere su un libro di James Duane, Hai il diritto di rimanere innocente (a cura di Francesco Morelli per l’editore Mimesis), di cui mi fa piacere mettere a parte i lettori del Foglio. La scelta di pubblicarlo in italiano a prima vista può sembrare strana: è un manuale di autodifesa dalle storture del sistema giudiziario statunitense, nonché un elogio dello spirito del Miranda warning della Corte suprema (la frase che tutti conosciamo da mille film e telefilm, “Lei ha il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dirà potrà essere e sarà usata contro di lei in tribunale…”).
Ma a guardar meglio non è strana affatto: dove, se non in Italia, c’è vitale necessità di perorazioni come quella di Duane? Trent’anni di diseducazione civica hanno eretto a dogma l’idea secondo cui occorre difendersi nel processo e non dal processo. Precetto servile e statolatrico che andrebbe drasticamente ribaltato: siccome ogni potere ha una naturale tendenza a espandersi, è bene proteggersi dai suoi straripamenti, usando alla bisogna tutti i trucchi che la procedura mette a disposizione. Dunque occorre difendersi anche – se non soprattutto – dal processo. Non solo perché è vantaggioso, ma perché è eminentemente morale. Nello sventurato paese che è riuscito a diffondere slogan da sudditi come “male non fare, paura non avere” o “intercettateci tutti”, chiunque viene a predicare un po’ di sana e liberale diffidenza verso l’autorità è benvenuto.