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L'antisemitismo marcia da sempre sotto le insegne della virtù e dei buoni sentimenti
Oggi le memorie delle piazze tedesche degli anni Trenta si sono fatte pallide e sta tornado possibile dirsi buoni antisemiti alla luce del sole. Siamo una piena d’amore pronta a riversarsi su tutti i dannati della terra, se solo fosse abbattuta la diga del sionismo mondiale
23 DIC 25

Ansa
Lo storico Guri Schwarz lo ha battezzato, sul Foglio del 20 dicembre, “antisemitismo dei buoni sentimenti”; la sociologa Eva Illouz lo chiama invece “odio virtuoso”. Hanno ragione entrambi, e auguro fortuna alle loro formule; sospetto tuttavia che possano loro malgrado alimentare un’illusione prospettica. Il fatto è che l’antisemitismo marcia da sempre sotto le insegne della virtù e dei buoni sentimenti; anzi, è così persuaso della propria virtù da immaginare con impazienza il momento in cui, tolto di mezzo l’ostacolo (che è di volta in volta l’ebraismo internazionale, la congiura deicida talmudico-massonica, il sionismo razzista, la finanza apolide che ha per dio il denaro), i buoni sentimenti potranno finalmente trionfare. L’antisemita che sa di essere cattivo e ne gode è quasi immancabilmente uno spaventacchio melodrammatico. Al contrario, egli si crede buono proprio perché ha individuato la fonte del male. I visi sorridenti, il senso di comunità, la pia commozione e le immagini di purezza che abbiamo visto nei tanti cortei per Gaza sono inscindibili dai cartelli “dal fiume al mare” e “7 ottobre giorno della resistenza palestinese”; talché, pur senza rimuovere la varietà delle posizioni dei manifestanti, non ha senso, come si è fatto ovunque, separare radicalmente la grande maggioranza buona e pacifica dalla trascurabile minoranza degli ossessi e degli intolleranti. A quel livello primitivo dell’elaborazione ideologica (qualcuno forse direbbe: al livello schizo-paranoide) non si dà immagine del bene senza il fantasma persecutorio del male, non ci si può sentire virtuosi se non si è isolato ed espulso il cattivo per antonomasia. La novità non è nei buoni sentimenti, che animavano senz’altro anche le piazze tedesche degli anni Trenta. La novità è che, ora che quelle memorie si sono fatte pallide e inefficaci, sta tornando possibile dirsi buoni e antisemiti apertamente, alla luce del sole. Siamo una piena d’amore pronta a riversarsi su tutti i dannati della terra, se solo fosse abbattuta la diga del sionismo mondiale.