Siamo tutti umarell di fronte al cantiere del Parlamento

C'è chi vuole mandare un messaggio culturale contro la violenza sessuale e chi vuole combattere un odio millenario come l'antisemitismo. Sicuri che una legge sia l’utensile giusto?
24 GEN 26
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Foto ANSA

Il Parlamento è come un grande cantiere a cielo aperto rispetto al quale noi che scriviamo sui giornali siamo, che ci piaccia o meno, nella posizione degli umarell. A me personalmente piace moltissimo, e non ho alcun problema a identificarmi con un vecchino sfaccendato che se ne sta con le mani dietro la schiena a fissare i lavori in corso, affascinato dagli attrezzi e dai materiali. Soprattutto mi piace la parte in cui mi metto a urlare agli operai consigli non richiesti. Per esempio, se vedessi un uomo che tenta di buttar giù un albero pericolante percuotendo la corteccia con un martello pneumatico e un altro che usa una sega elettrica per perforare il manto stradale, difficilmente resisterei alla tentazione di gridare: “Ehi, giovanotti, state sbagliando strumenti: usate la sega per l’albero e il martello pneumatico per l’asfalto!”. Mi risponderebbero di farmi i fatti miei, ma non potrebbero darmi torto.
Ebbene, ieri mattina ho passato qualche ora a piantonare due cantieri particolarmente rumorosi. Nel primo si parlava di violenza sessuale, e qualche voce diceva: la legge così riformulata, senza il riferimento esplicito al consenso, manda un messaggio culturalmente sbagliato e segna un arretramento simbolico. L’antisemitismo era invece il cratere su cui si affaticavano gli operai del secondo cantiere. E anche qui, nel frastuono dei macchinari, qualcuno protestava: attenzione, se mettiamo l’odio antiebraico insieme alle altre discriminazioni etniche e religiose perdiamo di vista la sua specificità, che va combattuta indipendentemente; e poi, proprio alla vigilia del Giorno della memoria vogliamo sottovalutare l’emergenza antisemita? Ora, io ho il più viscerale disprezzo per gli stupratori e per gli antisemiti, un disprezzo che si moltiplica quando le due figure – come nel 7 ottobre – si combinano in una. Ma l’umarell che è in me proprio non sa trattenersi: “Ehi, voi due, operai del Parlamento! Tu vuoi mandare un messaggio culturale, tu vuoi combattere un odio millenario. Sicuri che una legge sia l’utensile giusto?”.