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Di Baudelaire, Gucci e i saccheggi di Torino
Mentre in Cina si fanno file davanti alle boutique delle grandi firme, in Italia i negozi del lusso sono depredati da facinorosi
28 OTT 20

Photo Credit: Ansa <br />
Tra le notizie sulle vetrine sfondate e i saccheggi di via Roma a Torino, Louis Vuitton, Apple eccetera, spicca il brand Gucci, il prediletto. Alcune cronache, non so se colorando un po’ le cose, dicono di saccheggiatori impegnati a contendersi manescamente i bottini di borse. Una versione incappucciata e populista del “revenge shopping”, formula che avevo appena trovato sul Sole 24 ore: designa la “voglia di rivincita dopo la fine del lockdown” che ha portato i cinesi a code chilometriche alle boutique di lusso, comprese le grandi firme italiane, sicché le vendite della moda segnano un aumento del 5 per cento nella Repubblica popolare, mentre crollano nel resto del mondo. Falsificano le firme per noi, ma comprano le autentiche per loro. La tendenza è internazionale, anche negli Stati Uniti i saccheggi prendono di mira le grandi firme, Chanel e Gucci eccetera. Ieri si leggeva la lista nera dei prodotti francesi messi al bando da Erdogan: “I formaggi Babybel, Kir e La Vache qui rit, i biscotti LU, le marmellate St. Dalfour, ma anche i cosmetici Lancôme, gli shampoo L’Oréal…”. Gucci gode a Firenze di un certo apprezzamento quanto ai rapporti sindacali e alla famosa sostenibilità, ciò che non le impedisce di essere prediletta dai giovani facinorosi della pandemia.
Chi c'è dietro le proteste di piazza contro il lockdown
Il giorno prima del saccheggio torinese i giornali davano notizia dell’immissione sul mercato di collant Gucci smagliati all’origine, al prezzo di 149 euro: un esempio della circolarità fra alta moda e creatività facinorosa (senza i vandalismi una parola così bella non troverebbe più la sua occasione). Noi smagliamo i nostri collant plebei, tu ci rubi l’idea, noi ti rubiamo i collant, e così via. Fra le cose spiritose e non memorabili del ‘77, mi pare, c’era stato anche, ad associare il nome di diritto a una pratica di espropri, il “diritto al lusso”: champagne, di preferenza. Si annunciava già l’era delle bolle. Non si era ancora immaginato il manifestante mascherato contro la mascherina. L’associazione fra lusso e tumulto ha una sua suggestione, un assalto al cielo smagliato. Il vecchio Baudelaire, al contrario: là tutto è ordine e beltà, lusso calma e voluttà.
