Perché Duchamp era un detestabile comunista

Pablo Echaurren in “Duchamp politique” sottolinea come l’autore del famigerato Orinatoio avesse un’indole impolitica e demolitrice. Un "ruspista" più che un artista
23 SET 19
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Sia lodato il duchampiano Pablo Echaurren che in “Duchamp politique” (Postmedia books) conferma, fornendo suo malgrado prove solide, i miei sospetti: Duchamp era un detestabile comunista. “Se è vero che l’artista, il quale sceglie un ready-made, è di fatto un nuovo Prometeo, un semidio capace di elevare un semplice ferrovecchio a opera d’arte, è altrettanto vero che lo stesso artista, così facendo, sembra mostrare la via attraverso la quale ciascun essere umano (anche non particolarmente dotato tecnicamente) possa trasformarsi a propria volta in artista annullando così ogni divisione del lavoro, muovendo un ulteriore passo nella direzione dell’uomo totale vaticinato da Marx e Engels”. Che l’autore del famigerato Pisciatoio avesse un’indole impolitica, come sottolinea spesso Echaurren, che fosse oziosamente lontano dall’impegno partitico diretto, è un’attenuante estetica. Ma innanzitutto contano i risultati, il fatto che lavorò “alacremente all’estinzione dell’artista e del suo mito”. Un materialista, un nichilista. Un livellatore, un demolitore. Un ruspista più che un artista.