La costante venerazione di Pontano per il seno
Rispetto al grande merito di aver riconquistato Otranto, profanata dai Turchi, sono peccati piccolissimi le molte amanti e forse è un merito ulteriore la deferenza, nella sua opera, nella sua vita, del noto organo ghiandolare
3 DIC 19

Una medaglia con ritratto di Giovanni Pontano
“Pectora, mammae, papillae, sinus…”. Giovanni Pontano sta parlando di tette o meglio zinne, siccome visse soprattutto a Napoli. Io in quanto cristiano sono più medievale che rinascimentale e però i libri di Gardini, maestro di erudizione e scorrevolezza, li considero tutti necessari compreso l’ultimo “Rinascere. Storie e maestri di un’idea italiana” (Garzanti), dedicato agli scrittori del Quattro-Cinquecento. Pontano senza Gardini sarebbe rimasto per me solo un nome remoto mentre adesso so che fu “incarnazione stessa della versatilità, dell’enciclopedismo e dell’abbondanza, precettore di principi, soldato, diplomatico, autorità delle lettere, primo ministro…”. Rispetto al grande merito di aver riconquistato Otranto, profanata dai Turchi, sono peccati piccolissimi le molte amanti e forse è un merito ulteriore la costante venerazione, nella sua opera, nella sua vita, del noto organo ghiandolare: “Spontaneamente il seno, mia vita, hai denudato, / i capezzoli, e me li hai messi in mano”. Ecco un bel rinascere.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
