L'assolutismo omosessualista spiegato con Giovanni Lindo Ferretti

Ho sognato che Scalfarotto e Zan mi chiudevano la rubrica. Al risveglio ho trovato conforto nel libro dell'artista appenninico
24 LUG 20
Immagine di L'assolutismo omosessualista spiegato con Giovanni Lindo Ferretti

(foto LaPresse)

Mi sono svegliato di soprassalto, angosciato e sudato, stavo sognando Zan e Scalfarotto che mi chiudevano la rubrica e siccome non avevo una Bibbia sul comodino ho cercato conforto in “Non invano” di Giovanni Lindo Ferretti (Mondadori). Mi ha consolato l’idem sentire, quasi un mal comune mezzo gaudio: “Ne deriva un senso di impotenza contagioso ma sereno”. Nella palla di vetro dell’Appennino, Ferretti vede un futuro generale: “Tutto chiude: l’ultimo bar, l’ultima bottega, l’ultima azienda agricola, l’ultima porta aperta”. Con una consapevolezza che abbiamo in pochissimi: “Una famiglia, una comunità, una terra, una lingua, una religione. Usanze, costumi, modalità dell’essere e dei comportamenti. E tutto sta finendo. Moribondo, quando non già morto”. Io e l’autore siamo talmente prossimi che nel libro mi sono ritrovato citato a pagina 99 (grazie!). Però c’è un pensiero che non avevo pensato, dove si parla di “un galateo in via di definizione che fa della trasparenza e della tracciabilità il proprio imperativo etico morale. Una messinscena di cui, agli albori della modernità, la corte di Versailles fu il prototipo storico. L’assolutismo”. Dunque la legge Zan-Scalfarotto è l’imposizione della parrucca omosessualista a 60 milioni di cittadini da trasformare in cortigiani riverenti, inebetiti da inchini e minuetti.