Gli scultori, ultimi devoti della materia quando tutto si smaterializza

Al Mart di Rovereto si svolge "Canova tra innocenza e peccato", e si possono ammirare autori di corpi dannatamente attraenti come Giuseppe Bergomi, Elena Mutinelli, Francesco Messina. Santi dell'arte consegnati a una vocazione antimoderna e totale per il reale
12 GEN 22
Immagine di Gli scultori, ultimi devoti della materia quando tutto si smaterializza

"Estate" di Francesco Messina (Wikimedia Commons) 

“Questo ostinato credere nella materia quando tutto, tutt’intorno, si smaterializza…”. I devoti del marmo, del bronzo, della pietra, dell’alluminio, del gesso, della terracotta, dell’onice, del legno, e della carne, vadano in pellegrinaggio a Rovereto ovvero al Mart, santuario della bellezza multiforme, dove fino al 18 aprile si svolge “Canova tra innocenza e peccato”. Una mostra eccitante, poco innocente (ammesso che a questo mondo l’innocenza possa esistere) e molto peccaminosa, nel cui catalogo ho scritto degli scultori santi ossia degli scultori contemporanei scelti da Sgarbi & Curatori per affiancare il Canova: non santi del calendario ma santi dell’arte, credenti nella materia, celebranti della durata, consegnati a una vocazione antimoderna e totale per il reale. Penso ad autori di corpi dannatamente attraenti come Giuseppe Bergomi ed Elena Mutinelli e pure, novecentesco, Francesco Messina… Artefici forati dalle stimmate della passione per il tangibile, senza il cui sacrificio non esisterebbe questa mostra edonistica, da mordere.