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Il tatuaggio non è mai in sintonia con la Bibbia
Una statua tatuata in Santa Maria dei Miracoli, a Roma. Ma le profonazioni corporee sono espressamente proibite: credere in Dio e nei santi, non ai preti
10 APR 24

(foto Unsplash)
“Mai avrei immaginato di scoprire che il mio linguaggio artistico potesse essere in sintonia con quello biblico” ha detto lo scultore-tatuatore Marco Manzo dopo aver piazzato una statua tatuata in Santa Maria dei Miracoli, Piazza del Popolo, Roma. Faceva bene Manzo a pensare così. E farebbe meglio a continuare a pensarlo: la sua arte non è per nulla in sintonia con la Bibbia. E’ in collisione. Levitico 19,28 proibisce espressamente le profanazioni corporee: “Non vi farete segni di tatuaggio”. Corinzi 3,17, ovvero San Paolo, le proibisce implicitamente. Gli esorcisti sconsigliano i tatuaggi perché potenziali porte di entrata dei demoni. Anziché credere in Dio e nei Santi allo scultore-tatuatore fa comodo credere ai preti che hanno autorizzato la sua marmorea empietà. Come il monsignore di mondo e del mondo Giuseppe Lorizio, capoufficio cultura del Vicariato, capace di affermare: “La Chiesa è amica dell’arte e non ripugna nessuna forma estetica autentica, neppure il tatuaggio”. Mentre Belzebù, il patrono dei tatuatori, sghignazzava.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
