L’horror di una Cgil formato No Tav

Dopo la condanna gli attivisti troveranno (forse) un alleato in Landini
12 OTT 18
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Maurizio Landini (foto LaPresse)

Con sedici condanne e tre assoluzioni si è concluso a Torino il processo per l’assalto, il 28 giugno 2015, di un migliaio di attivisti No Tav al cantiere di Chiomonte della Torino-Lione, simbolo delle grandi opere che i 5 stelle intendono cancellare. La Tav – come il Terzo Valico ferroviario di Genova, Pedemontana veneta, gasdotto Tap – è anche tra i motivi di scontro tra ala moderata della Lega e grillini. Ma Luigi Di Maio e il ministro Danilo Toninelli potrebbero trovare al loro fianco la Cgil, dopo l’endorsement di Susanna Camusso a Maurizio Landini quale nuovo segretario per dare al sindacato una riverniciata populista.
A differenza di Camusso, che sulle infrastrutture ha fatto il pesce in barile scontentando tutti, Landini è storicamente anti Tav, contro la quale i suoi appelli pubblici datano dal 2011 (“non si capisce a chi serva davvero e il metodo vìola la democrazia”); quanto al Tap vede “più rischi che opportunità”. La guida della Fiom, dopo la fallimentare campagna contro Sergio Marchionne, l’ha lasciata a Francesca Re David che ha subito aperto ai 5 stelle: “Come noi combattono le multinazionali che fanno ciò che vogliono”. Una Cgil formato Landini punterebbe all’appoggio dei 5s alla Carta dei diritti universali del lavoro, bolso e azzoppato cavallo di battaglia camussiano, sorta di concertazione sindacale obbligatoria e onnicomprensiva. Mentre ai 5s farebbe comodo l’appoggio della Cgil alle regionali in Piemonte del 2019 e alle europee. Al congresso di Bari del 22-25 gennaio l’ex capo della Fiom si troverà contro il moderato Vincenzo Colla. La Fiom, ex casa di Landini, conta 326 mila iscritti. Ma ad appoggiare Colla ci sono i 320 mila edili della Fillea e una buona fetta dei 2,7 milioni di pensionati. La svolta iper-populista non è ancora detta.