Il sogno olimpico della Lega

L'esecutivo chiude alla possibilità di una candidatura a tre per i Giochi invernali del 2026. I governatori leghisti di Lombardia e Veneto non mollano: “Avanti senza Torino con Milano e Cortina”
18 SET 18
Immagine di Il sogno olimpico della Lega
Verrebbe da dire che non c'è due senza tre. Ma forse, dopo aver perso l'occasione di candidarsi per le Olimpiadi del 2020 e per quelle del 2024, l'Italia ha ora ancora una remota speranza di correre per quella (invernale) del 2026. I tempi sono strettissimi. Domani a Losanna il Coni dovrà fornire al Cio un'indicazione preliminare. La candidatura ufficiale va presentata a Buenos Aires agli inizi di ottobre.
Qualche giorno fa, parlando dell'appuntamento di domani, il presidente del Coni Giovanni Malagò aveva spiegato: “Se in queste ultime ore tutti condividono il nome ci si presenta a Losanna con il nome, ma non è obbligatorio”. Il nome, ovviamente, non c'è. E non c'è nemmeno la candidatura. Almeno nella forma del tridente Milano-Torino-Cortina in cui era stata immaginata.
Già ieri, per la verità, si era capito che il progetto era destinato a naufragare. Giuseppe Sala aveva infatti ribadito che per lui non poteva esistere candidatura se non con Milano capofila. E il governo aveva cortesemente respinto la sua richiesta. Oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha chiuso il cerchio. “Il governo - ha spiegato durante un'audizione in commissione Istruzione al Senato - non ritiene che una candidatura fatta cosi come è stata formulata possa avere ulteriore corso, quindi, la proposta non ha il sostegno del governo ed è morta qui”.
“La posizione del governo l'ho già riferita al Coni - ha aggiunto - sono rammaricato di questo che ritengo anche un fallimento mio che ci ho lavorato. Una cosa così importante come le Olimpiadi deve partire con il piede giusto e questo non è successo, non c'era l'atmosfera e quindi la cosa finisce qui. La candidatura non è di una sola città ma deve fare capo a una unità di scopo a livello nazionale, con ampia possibilità di controllo e una partecipazione paritetica fra le tre città candidate senza che una prevalesse sull'altra e su questo si è innescato quanto avete sentito nelle scorse ore. Le tre città hanno risposto in qualche modo condividendo lo spirito della proposta del Coni, ma mantenendo le proprie perplessità”.

Il piano B

In realtà l'impressione è che le cose siano andate esattamente come tutti speravano andassero. Chiara Appendino aveva più di un problema a gestire il dossier Olimpiadi e a farlo digerire alla maggioranza grillina del comune di Torino (e ai propri elettori). In questo modo potrà rinunciare senza dover fornire troppe spiegazioni o subire attacchi. La Lega, invece, avrà la possibilità di gestire direttamente le Olimpiadi.
Non a caso i primi a commentare le parole di Giorgetti, quando nessuno parla ancora di un passo indietro del sindaco 5 Stelle, sono i governatori del Veneto e della Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana: “Arrivati a questo punto è impensabile gettare tutto alle ortiche. La candidatura va salvata, per cui siamo disponibili a portare avanti questa sfida insieme. Se Torino si chiama fuori, e ci dispiace, a questo punto restano due realtà, che si chiamano Veneto e Lombardia, per cui andremo avanti con le Olimpiadi del Lombardo-Veneto. La Lombardia, con Milano e la Valtellina, e il Veneto, con Cortina, sono pronti a unire le forze e fare squadra per garantire all'Italia una candidatura qualificata”. Un'ipotesi che, ovviamente, garantirebbe a Milano di essere la città capofila.
Per il vicepremier Matteo Salvini si può fare: “Se i fondi li trovano loro, e se la spesa è limitata, perché no a Olimpiadi organizzate da Veneto e Lombardia? L'importante è che l'Italia torni ad essere protagonista”. Stessa posizione di Giorgetti che alle 18 incontrerà a Palazzo Chigi il presidente del Coni, Giovanni Malagò. E chissà che alla fine quella del 2026 non diventi la prima Olimpiade verde.