Perché non si può chiudere il calcio per un focolaio

Dopo i 14 casi di positività al Covid tra i giocatori del Genoa la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa prima ha detto sospendiamo tutto, poi è tornata sui suoi passi. La Lega Calcio si riunisce per analizzare la richiesta dei rossoblu di rinviare la gara di Serie A con il Torino e discutere la norma che possa fissare un numero minimo di calciatori per giocare
30 SET 20
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C’è chi dice no, ma va, “non scherziamo”, e uno è Gianni Nanni, responsabile medico nominato dalla Lega Calcio, che non vede ragioni per chiudere tutto (un’altra volta). “Sospendere il campionato, e perché? Non dobbiamo chiudere il calcio a tutti i livelli per un focolaio. No, bisognerà semmai capire bene che cosa è successo, capirlo nei dettagli, in profondità”. Intanto è arrivata la conferma della positività di 14 tesserati del Genoa, una notizia che rischia di aumentare la pesantezza che aleggia su questa Serie A in un anno così particolare. Ci si è messa anche la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che prima ha detto sospendiamo tutto, poi è tornata indietro, alimentando quel clima di incertezza che scuote il mondo del calcio. È dovuto intervenire il Ministro Vincenzo Spadafora: “Non ci sono le condizioni per fermare il campionato”, ha detto.
D’altra parte, tenerlo sotto una campana di vetro, questo pallone, non è affatto semplice. Ma Nanni è ben più che fiducioso, è scientifico. “Non è difficile, non è nemmeno impossibile. Ma certo bisogna stare molto attenti al protocollo, e soprattutto a quello che succede fuori dal calcio”. Perché è lì, lontano dal rettangolo di gioco, che si formano gli strappi, le falle, i problemi. “Bisogna intercettare eventuali positivi nelle famiglie, andare a tamponare chi ha dimostrato di avere sintomi. Il protocollo poi prevede anche altre cose, misure di sicurezza, di prevenzione che vanno rispettate e seguite senza mai abbassare la guardia. Perché non puoi applicare il protocollo e pretendere che funzioni senza tutto il resto”. Sono quei gesti ormai diventati abitudine, le misurazioni, i dispender con il gel igienizzante, “tutte cose che anche nei centri tecnici si devono fare, la temperatura va misurata a tutti, vanno tenute le distanze dentro gli spogliatoi, la mascherina va indossata sempre, a eccezione di quando si è in campo”. Nel pomeriggio di oggi la Lega Calcio si è riunita in consiglio straordinario per analizzare la richiesta del Genoa di rinviare la gara con il Torino e discutere la norma (meno severa di quella Uefa) che possa fissare un numero minimo di calciatori per giocare.
Per ora il numero è 13 calciatori non contagiati (almeno un portiere) per poter giocare. “E’ basso” dice Nanni “arriverei a undici più cinque, ma queste sono cose su cui ragionare e valutare. Ma certo la soluzione non è quella di sospendere. Il rinvio di Genoa-Torino non provoca problemi a livello di calendario, nessuna delle due è impegnata a livello europeo, è una partita che può essere rinviata”. E aggiunge: “Senza numeri particolari, le condizioni per un nuovo stop al campionato non ci sono. Conosco i miei colleghi di Genova, so quanto hanno lavorato all’aspetto della sicurezza. Non è stato un loro errore, non è stato un errore del mio collega. Ma tutti vogliamo capire esattamente che cosa è accaduto per comprendere se davvero c’è una falla nel sistema”.
Lega e Federazione stanno valutando l’utilizzo di un criterio oggettivo per decidere come fare in caso di calciatori positivi al Covid. E il numero minimo potrebbe essere quello di 16 calciatori a disposizione su una lista di 25. Un numero, secondo alcune correnti interne alla Lega, sufficiente per poter scendere in campo. Criterio che porterebbe al rinvio della partita Genoa-Torino, che comunque non creerebbe scompiglio nel calendario. Il consiglio di Lega è ancora in corso. In serata si attendono disposizioni.
Sistema che dovrà, prima o poi, tornare a prendere in considerazione la spinta che arriva dal tifo, il desiderio della gente di tornare allo stadio. Nanni fu promotore della visiera, per riportare il tifo sugli spalti. E i mille spettatori voluti da Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, e poi estesi a tutti gli altri impianti italiani, secondo Nanni sono ancora pochi. “Il pubblico perché non può entrare? Perché dobbiamo prenderci paure del genere? La verità è che in Italia ci vuol gente che prende le decisioni e poi se ne assume anche le responsabilità. Allora il calcio può andare avanti. Bonaccini si è preso una responsabilità della decisione. I modi ci sono: basta disciplinare gli ingressi a seconda degli stadi, della capienza, della presenza di steward. Anche lì: bisogna sedersi e discuterne”.