Soldi, soldi, soldi. Perché il futuro in bilico dei diritti tv fa litigare tra loro i presidenti di Serie A

La tensione all’assemblea di giovedì scorso e il voto rinviato sulla piattaforma che trasmetterà le partite nel prossimo triennio (Dazn favorita su Sky, ma lo streaming reggerà?). Che cosa succede adesso
13 FEB 21
Immagine di Soldi, soldi, soldi. Perché il futuro in bilico dei diritti tv fa litigare tra loro i presidenti di Serie A

foto LaPresse - Tano Pecoraro<br />&nbsp;<br />

Il futuro in bilico e una tensione che cresce. Che il nervosismo tra i club per il domani della Serie A tra fondi e diritti tv sia particolarmente alto è emerso con forza durante l’ultima assemblea delle società di giovedì a Milano: una rissa quasi in stile saloon tra il patron del Genoa Enrico Preziosi e il vicepresidente dell’Udinese Stefano Campoccia, con tanto di mani addosso e altri presenti a dividere i due litiganti. Ma come si è arrivati dal votare con larga maggioranza a favore della creazione della media company (quindi aprendo apertamente ai fondi di private equity) fino agli schiaffi durante l’assemblea? Nel giro di poche settimane, infatti, tutto è cambiato.
L’offerta da 1,7 miliardi per il 10 per cento della nuova media company da parte della cordata formata da Cvc, Advent e Fsi sembrava essere perfetta per una Serie A in crisi, con gli stadi chiusi e la prospettiva di un’asta per i diritti tv del triennio 2021/24 decisamente al ribasso. Per questo larga parte dei club si era detta favorevole all’operazione, dando più importanza ai pro (una liquidità fondamentale immediata insieme a un “paracadute” di sopravvivenza per i prossimi anni) che ai contro (cedere a terzi un peso importante per il controllo dell’aspetto più importante in Lega, quello commerciale).
L’affare coi fondi, così, fino a qualche settimana fa sembrava in sostanza indirizzato verso una conclusione positiva. Il lancio dell’asta per i diritti tv ha però cambiato le carte in tavola: le offerte da Sky e Dazn hanno sottolineato che l’interesse per il campionato in Italia da parte delle emittenti è ancora alto. Dopo le trattative private, la pay tv di Comcast ha messo sul piatto 750 milioni di euro a stagione con possibile incremento di 50-70 milioni in caso di creazione di un canale light. Dazn invece ha offerto 840 milioni per trasmettere 7 match in esclusiva e 3 in co-esclusiva, e con Sky che ne offre 70 per i tre in comune il totale al momento è pari a 910 milioni, non troppo distante dai 973 milioni incassati nel triennio ancora in corso (dal 2018 al 2021). In sostanza, quindi, offerte importanti, intorno ai 200 milioni in più rispetto a quanto la stessa Lega si attendeva nei mesi scorsi.
Offerte soprattutto che hanno fatto cambiare idea a molti anche sul fronte dei fondi. “Perché cedere così tanto potere se siamo capaci di farlo da soli?”, la posizione di molti, allettati in particolare dalla proposta di Dazn che è in netto vantaggio e a un passo dalla vittoria. Si arriva così all’assemblea di giovedì, in cui il nervosismo sale, si accende con lo scontro Preziosi-Campoccia e la Serie A si spacca a metà, nuovamente sul tema fondi. Da una parte 10 squadre tra cui quasi tutte le big (Juve, Inter, Milan, Lazio e Napoli), dall’altra la Roma e le “piccole”: i primi avrebbero voluto votare già giovedì il via libera all’offerta di Dazn, le altre sperano ancora nella riapertura del fronte con i private equity.
Una partita che di fatto è però conclusa, anche alla luce del diverso peso dei due schieramenti, con le big in un fronte compatto nel voler dichiarare chiusa la trattativa coi fondi e aprirsi definitivamente a Dazn, nonostante i dubbi di alcuni relativamente alle infrastrutture. Ma la stessa piattaforma OTT, che secondo le indiscrezioni potrebbe ricevere il supporto di Tim, ha spiegato di avere già a disposizione una struttura internet che basta per trasmettere tutto il campionato in streaming. Con buona pace dell’interesse dei private equity.