Che ne sarà di Cristiano Ronaldo?

Con il Manchester United il rapporto ormai è logoro. CR7 dovrà decidere cosa fare, nel rapporto di forza tra il portoghese e un club, il braccio di ferro lo vince lui. Ma sono pochi le società che se lo possono permettere
21 GIU 22
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Foto LaPresse

La domanda su Cristiano Ronaldo - in questo inizio estate 2022 - è in fondo quella che Ezio Greggio fece diventare un tormentone in epoche di ballerine e pajettes: è lui o non è lui? Cerrrrrto che è lui, ma anche no.
Chi è davvero il Cristiano che si è messo all’asta e che quasi sicuramente se ne andrà da Manchester? Intanto è un atleta di 37 anni, ancora integro, ma inevitabilmente teso verso quel viale del tramonto che - si sa, da Ibra in giù - i fuoriclasse cercano sempre di allontanare. È reduce da una stagione che ai tanti suonerebbe come un eccellente risultato - ha segnato 18 gol in Premier, mica pizza e fichi, terzo nella classifica dei marcatori dopo Salah e Son, entrambi a quota 23 reti - ma che il suo ego spropositato ha archiviato come un mezzo fallimento. Basti dire che negli ultimi tredici (13!) campionati tra Spagna e Italia, Real Madrid e Juventus, non era mai sceso sotto i 20 gol stagionali in campionato. L’ultimo CR7 sotto i 20 era stato - guarda un po’ - l’ultimo in Inghilterra nell'anno 2008-09. Forse è il livello di competizione della Premier League a non fare più per lui, a non permettergli cioè di attestarsi ai suoi livelli. Cercare altrove un faro che torni a illuminarlo non è semplice: dalla suggestione Roma - pista impraticabile per il tetto ingaggi e il poco feeling con Mourinho (che ai tempi di Madrid lo ferì nell’orgoglio dicendo: “Il vero Ronaldo è solo il Fenomeno”) - fino al Psg, in questi giorni il calciomercato ha aperto un ventaglio che tutto contempla, persino la possibilità che vada ad appoggiare i sacri lombi in campionati lontani dalle mappe dal buon senso e dalla sua fama.
La verità è che Ronaldo porta in dote anche il proprio brand, un marchio planetario, un carattere poco facile a entrare in sintonia con il gruppo - io so io e voi non siete un ca*** - e uno stipendio extralarge: guadagna 23 milioni di euro netti a stagione e anche immaginando un taglio all’ingaggio - ma perché mai dovrebbe, poi? - ci sono pochissimi club al mondo in grado di accontentarlo.
Non suoni irriverente: nel rapporto di forza tra CR7 e un club, il braccio di ferro lo vince lui, il campione con cui - sono parole del suo ex compagno Szczesny in queste ore - “si parte sempre da 1-0”. Ma è davvero così? Quest’anno il suo allenatore - quel Ralf Rangnick con cui non ha mai legato - ha osato l’inosabile, sentenziando che “Cristiano ha il dovere di segnare di più e di essere più decisivo”. Non lo è più, ahilui. Il suo terreno di caccia preferito - la Champions League - è diventata una stanza dove si muove di mestiere, ma senza più la scintilla degli anni belli. Con il Manchester United ha sempre segnato nel girone (6 gol in 5 partite), ma si è inceppato nell’unica partita che contava: quella agli ottavi contro l’Atletico Madrid. A pesare sul suo umore è anche la mancanza di un deuteragonista. Messi si è eclissato, sta vivendo l’autunno del patriarca a Parigi, in attesa dell’ultimo squillo per lasciare una traccia nella storia dell’Argentina: il Mondiale. Lo sappiamo: Ettore senza Achille non avrebbe fatto dell’Iliade quello che è, così Cristiano si sente più solo, il nuovo tecnico Ten Hag l'ha già scaricato, fatica a respingere l’assalto del nuovo che avanza - Haaland, Mbappè - e cerca, pure lui, la sua Last Dance, magari in Qatar, sapendo che non vincerà più il Pallone d’Oro: l’ultimo l’ha alzato nel 2017, quest’anno non è nemmeno salito sul podio. Nel mentre le notizie che lo riguardano ci spifferano segreti sul bunker dell’amore costruito a uso e consumo suo e di Georgina e ci danno contezza dell’incidente della sua Bugatti da 2 milioni di euro, finita contro un muro. Non sottovalutate il dettaglio: guidava un altro, non lui. E nessuno lo prenda come un presagio.