Sport
Il Foglio sportivo - that win the best •
Juve e City, le regine del calcio globalizzato sono nude
Tra le idee della nuova Superlega e quelle del vecchio De Laurentiis difficile scegliere le più folli
11 FEB 23

Foto Ap, via LaPresse
Fatemi fuggire adesso, meglio se sbronzo, prima che la Superlega diventi realtà. Ho letto i dieci punti del manifesto della società di consulenza A22 per una Super League con sessanta-ottanta club, e mi sono trovato d’accordo con Kevin Miles, gran capo della Football Supporters’ Association, che li ha definiti “gli spasmi di un cadavere”. Dire che il calcio è in crisi è banale come dire che la birra è gasata, ma vero come dire che io amo la bionda. Da qui a trasformarlo in un confuso baraccone per salvare il culo alle grandi in crisi economica ce ne passa.
La Juventus in Italia e il Manchester City qui da noi stanno mostrando al mondo che il re del calcio globalizzato è nudo. Soprattutto la vicenda del club inglese di proprietà degli sceicchi ha aperto gli occhi a tutte le Pollyanna europee pronte a chiudere un occhio su frodi e falsi in bilancio perché l’interesse dei tifosi viene prima di tutto. La Premier League ha chiesto la retrocessione della squadra allenata da Pep Guardiola, se succede davvero vado a ballare nudo a Trafalgar Square, e sono certo che nessuno cercherà di sostenere che però i Citizens sul campo avevano meritato. Intanto però cerco di resistere alle ricette di chi pensa di sapere come salvare il calcio cambiandolo. E più ascolto e leggo cose più temo che finirà tutto come quella pagliacciata somma della Nba, dove l’altro giorno è stato interrotto il gioco di una partita per celebrare il record di punti fatti in carriera da LeBron James: fotografi e cameraman in campo, amici e parenti che lo abbracciano, il cadavere di Kareem Abdul-Jabbar che applaude, il tutto mentre si sarebbe dovuto giocare un match vero, non un’amichevole. Nel campionato di basket americano viene prima lo show e poi lo sport, il giorno in cui lo stesso succederà nel calcio mi darò alla lotta armata, sappiatelo.
Nel frattempo qualcuno tolga il fiasco ad Aurelio De Laurentiis: il presidente del Napoli, in eccitazione perenne per lo scudetto a portata di mano, ha detto qualche giorno fa che il calcio è vecchio, avendo l’età media di un ospite del Festival di Sanremo, e che andrebbe migliorato cambiando alcune regole. Come? Abolendo l’intervallo e facendo due minuti di pausa ogni 10 per consentire agli allenatori di intervenire; aumentando le sostituzioni; dando 10 minuti di esclusione dal gioco per ogni cartellino giallo e 30 in caso di cartellino rosso; montando piccole telecamere sulla testa, sulle scarpe o sulle ginocchia dei calciatori. La scusa è sempre la solita: i giovani si annoiano, guardano solo gli highlights, giocano ai videogiochi. Idee come questa sono il risultato di uno sport in cui si è persa totalmente l’idea positiva di appartenenza: a un club, a una tradizione, a dei colori. Ecco perché trova inconcepibile l’addio di uno Zaniolo o di uno Skriniar, per stare alle fughe recenti da quel cesso di campionato che è la Serie A. Chi appartiene – non solo tifa – sa che per amore ci si annoia, ci si scazza, si scalcia il seggiolino e si corre via dallo stadio per strada prima del tempo, si ritorna, si viaggia per ore. A questo pensino i gran visir del calcio, non a trasformare lo sport più bello del mondo in una PlayStation di muscoli e sudore.