La doppia notte dei tigli

La recensione del libro di Carlo Levi edito da Einaudi, 137 pp., 11,50 euro
22 GEN 25
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L’autore di "Cristo si è fermato a Eboli" e de "L’orologio" visitò la Germania nel 1959: due anni prima, dunque, che venisse eretto il Muro di Berlino. Tra Monaco e Augsburg, Ulm e Stoccarda, Tubinga e soprattutto “le due mezze Berlino che si rispecchiano, si confrontano, si negano e si completano”, Levi si rivela un viaggiatore curioso e attento, intenzionato a comprendere – dopo gli incendi, le immani distruzioni, le macerie – cosa sia nato dalle ceneri del Reich millenario e dalle sue funeste idolatrie.
Lo accoglie una Germania divisa in due, ambigua e ricca di quelle contraddizioni che lo scrittore torinese mette in rilievo fin dalla scelta del titolo del libro: un verso tratto dal Faust goethiano nel quale, all’apparente serenità della notte stellata cullata dal fruscio dei tigli, subentra il brusco e cupo insorgere della violenza, un incendio che provocherà la morte di due poveri anziani quali Filemone e Bauci.
Nella “terra dei poeti e dei filosofi” c’è quindi, secondo Levi, una mancanza di unità che costituisce a suo parere la principale, costante caratteristica portata con sé dalla Germania nel corso dei secoli: una peculiarità che Goethe ha saputo cogliere e sottolineare in maniera magistrale. Si tratta di una divisione ideologica e politica, certo, che – malgrado il Wirtschaftswunder e l’ormai acquisito benessere – sembra tuttavia avere alla sua base una scissione identitaria mai sanata, un trauma che i tedeschi non hanno superato ma soltanto rimosso.
L’autore ha quindi l’impressione che costoro tendano a nascondersi, non tanto ai visitatori quanto a loro stessi: la Germania della fine degli anni Cinquanta gli appare una terra tranquilla e bellissima ma che cela, al proprio interno, un fuoco ardente, pronto a uscire allo scoperto e a distruggere qualunque cosa incontri sul suo cammino. Da ciò ha avuto origine una irrefrenabile volontà di dominio, di soggiogare l’altro e di annientarlo.
Una volontà che trova il suo opposto in un costante desiderio: quello che Levi definisce “il continuo anelito dei tedeschi verso il classico, il pagano, il perfetto della forma; la brama amorosa e sognante per il sole, per i paesi del Sud, per la terra dove fioriscono gli aranci”. Avvalendosi di una prosa limpida e di un lessico assai ricco, egli offre al lettore alcuni strumenti di analisi che aiutano a comprendere una situazione di crisi che continua a dimostrarsi attuale: visto che la nostra Europa, unita politicamente ed economicamente, è ancora alla ricerca di una propria identità.
Carlo Levi
La doppia notte dei tigli
Einaudi, 137 pp., 11,50 euro