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Sanità, Ruscitti (Veneto): "Più cure sul territorio per alleggerire gli ospedali"

1 lug 2026

Rally di Roma, Zega (Ordine Infermieri Lazio): "Il futuro è la proattività"

(Adnkronos) - "Sono circa cinque anni che, con Antonio Magi", presidente dell'Ordine dei medici di Roma, "facciamo consigli direttivi congiunti. Le proposte che insieme abbiamo avanzato alla Regione Lazio si sono trasformate in una delibera di giunta, perché crediamo nella prevenzione e, soprattutto, nella proattività”. Così Maurizio Zega, presidente dell’Ordine degli Infermieri di Roma, partecipando alla presentazione del progetto ‘Un consiglio in salute’, promosso dal Consiglio regionale del Lazio in occasione del Rally di Roma Capitale, in programma dal 3 al 5 luglio.  

“Il futuro sarà nella proattività, cioè nell’anticipare il danno clinico - ha spiegato Zega - Io so che un paziente con uno scompenso cardiaco tornerà in ospedale, ma meglio lo gestisco sul territorio, più tardi quel paziente vi tornerà. C’è quindi una vera e propria trasformazione nella visione del percorso del paziente: se fino ad oggi è stato lineare - salute, malattia, cura, ritorno in società - con l’invecchiamento della popolazione, il quadro cambia. Dobbiamo quindi immaginare non più un percorso lineare, ma circolare, di ritorno all’ospedale, il cui diametro sarà rappresentato dal lavoro congiunto dello specialista clinico e dell’infermiere che lo assiste. In estrema sintesi - ha concluso - quello che proponiamo è la riproposizione sul territorio di quanto già avviene in ospedale: un’insufficienza cardiaca stabilizzata in ospedale, una volta riportata sul territorio, deve ricevere la stessa identica risposta, sia dal punto di vista assistenziale che clinico”. 

1 lug 2026

Energia: indagine, per 44% governo deve incentivare rinnovabili

(Adnkronos) - Per contrastare la crisi climatica, ridurre la dipendenza dall’estero e il costo della bolletta, e al tempo stesso fronteggiare la 'cooling poverty', la Penisola deve accelerare su rinnovabili, accumuli e reti. A chiederlo al governo è il 44% dei cittadini secondo i quali l’esecutivo deve incentivare la produzione e l’impiego delle fonti pulite (è la risposta più caldeggiata dal campione), mentre il 69% si dichiara favorevole ad avere impianti eolici o fotovoltaici nelle vicinanze: in particolare il 38% dice che li accetterebbe entro i 10 km da casa, e il 31% li accoglierebbe entro i 50 km di distanza. È quanto emerge in sintesi dal nuovo sondaggio Ipsos 'Rigenerare il futuro' realizzato per la XIII edizione dell''Ecoforum nazionale sull’economia circolare' di Legambiente, Kyoto Club, Nuova Ecologia e presentato oggi a Roma. 

Sul fronte delle azioni politiche, serve un lavoro corale e di squadra da parte di governo e amministrazioni locali: quest’ultime per il 35% degli intervistati devono snellire i processi autorizzativi. Bocciata, invece, la politica energetica pro fossili e nucleare del governo. Per il 65% del campione l’Italia paga lo scotto di una forte dipendenza dal petrolio e dalle fonti fossili. Sui potenziali benefici del nucleare, per oltre il 50% degli intervistati l’atomo non porterà benefici immediati ma proiettati a lungo termine (tra i 10 e i 20 anni) non rispondendo così alle urgenze del presente per famiglie e imprese. Inoltre, la stragrande maggioranza del campione (66%), conferma di non volere centrali: il 32% non le vuole per niente, mentre il 34% le vuole oltre i 100 km di distanza. 

A questi dati si aggiungono quelli sull’economia circolare. In generale cresce la conoscenza dei cittadini sull’economia circolare che passa dal 70% dello scorso anno all’attuale 78%. Inoltre, per il 45% degli intervistati andrebbe valorizzato il primato Ue dell’Italia, paese con la più alta percentuale di riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali, pari al 92,6%). "Un dato in generale importante, anche se non bisogna dimenticare che ad oggi l’Italia - denuncia Legambiente - è ancora lontana dal target del 65% di avvio al riciclo dei rifiuti urbani entro il 2035 dettato dalle normative europee e questo si traduce in una mancanza di materiali per far lavorare a regime gli impianti e in un inadeguato recupero di materie prime critiche strategiche". 

“In un contesto globale caratterizzato da crisi climatica, guerre, instabilità geopolitica, crescita dei costi energetici e delle materie prime - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - è importante che l’Italia investa su politiche e investimenti che mettano al centro l'obiettivo dell’indipendenza dall'estero, puntando su innovazione, fonti pulite ed economia circolare. Come emerge anche dal nostro sondaggio, in Italia c’è una maggioranza silenziosa che vuole che il paese imbocchi la via maestra tracciata da rinnovabili e circolarità per portare benefici ai territori, ridurre i costi e aumentare la competitività del Paese. Le istituzioni nazionali, regionali e locali non devono farsi trascinare dagli slogan della minoranza rumorosa che non vuole gli impianti. È fondamentale, a tal proposito, snellire gli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili e istituire un’unità di missione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per aumentare l’approvvigionamento delle materie prime critiche da riciclo dei Raee”. 

“Oggi sembra di moda attaccare il Green Deal europeo come se fosse la causa delle crisi - economiche e sociali - e non invece una ricetta di concreta politica industriale mirata a tutelare e promuovere il nostro sistema. L’economia circolare lo dimostra molto bene: chi ha investito su sostenibilità e uso efficiente delle risorse ha anche i migliori risultati in termini economici e occupazionali e contribuisce a far sì che l’Italia sia leader in Europa sulla strada della circolarità. Oggi, nel post Pnrr, una strada ancora più obbligata per un Paese povero di materie prime come l’Italia, se vogliamo tutelare la competitività delle nostre imprese e ridurre le dipendenze in questa economia globalizzata”, commenta Francesco Ferrante vicepresidente del Kyoto Club. 

Tornando al sondaggio Ipsos, commissionato da Legambiente e Conou, altro tema importante riguarda quello della gestione dell’olio minerale esausto. Dal sondaggio emerge che l’82% degli intervistati ritiene importanti e vantaggiosi raccolta e rigenerazione dell'olio usato. Per quasi un cittadino su due, il vantaggio principale è la "riduzione dell'inquinamento". Segue, a distanza, la consapevolezza del valore economico e strategico del recupero, con il 22% che indica il "risparmio di petrolio e materie prime". “Gli italiani non immaginano che il loro Paese sia di gran lunga più avanzato nella circolarità degli oli minerali anche di Europa e Stati Uniti. Dovrebbero invece sapere che ciò accade perché la circolarità non è affidata solo al libero mercato e al profitto, ma a un Consorzio che non ha fine di lucro che ogni mattina si sveglia e, pensando alla circolarità, indica la via alle imprese della filiera”, dichiara Riccardo Piunti, presidente del Conou. 

1 lug 2026

Sanità, Scopinaro (Uniamo): "Ripensare servizi ascoltando i pazienti"

1 lug 2026

Magi (Omceo Lazio): "In Case di comunità gestione condivisa con infermieri"

(Adnkronos) - “Questa è sicuramente una manifestazione importante, nel senso che cominciamo a discutere alcune problematiche che rappresentano il futuro della sanità a livello nazionale, non soltanto locale”. Lo ha detto Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e provincia, alla presentazione del progetto ‘Un consiglio in salute’, promosso dal Consiglio regionale del Lazio in occasione del Rally di Roma Capitale, in programma dal 3 al 5 luglio.  

“A livello locale - ha spiegato Magi - avevamo in parte concordato insieme agli infermieri, già a gennaio, con un accordo sancito da una delibera di giunta regionale, che la presa in carico dei malati cronici nelle Case di comunità fosse gestita da medici specialisti e infermieri, le due figure professionali necessarie per svolgere sia l’attività medica che l’assistenza infermieristica. Questa azione comune - ha aggiunto - avrebbe permesso di prendere in carico il paziente in tutte le sue sfaccettature”.  

Magi ha poi sottolineato che “la medicina generale ha la sua importanza come accesso al servizio sanitario nazionale, ma che le liste d’attesa e la presa in carico dei malati cronici richiedono un approccio specialistico. Sia la professione degli infermieri sia quella medica, messe insieme, avrebbero dato un valore aggiunto rispetto a quella funzione che le Case di comunità dovrebbero avere: non sono semplici ambulatori, una cosa è la presa in carico, un’altra è l’attività prestazionale”. 

1 lug 2026

Rendina (Rally di Roma): "Sfida far dialogare 42 comuni, faremo bene"

1 lug 2026

Rally di Roma, La Russa (Aci): "Sport e salute devono viaggiare sulla stessa strada"

1 lug 2026

Rally di Roma, Aurigemma: "Prevenzione al fianco dello sport, modello da esportare"

1 lug 2026

Neuropsichiatra Prato: "In sindrome di Rett adattare cure all’età"

(Adnkronos) - “I bisogni del pazienti con sindrome di Rett, nei primi 10-15 anni di vita, non sono sempre sovrapponibili a quelli che si presenteranno successivamente. È quindi necessaria una presa in carico differenziata, con una maggiore attenzione nelle fasi iniziali, ad esempio alla gestione del sonno, dell’epilessia e degli aspetti nutrizionali. In una fase più avanzata, invece, diventano più centrali la componente motoria, la deambulazione e nuovamente la gestione nutrizionale, che può richiedere interventi specifici. È quindi fondamentale adattare nel tempo il team multidisciplinare che segue la paziente e conoscere a fondo la patologia”. Lo ha detto Giulia Prato, neuropsichiatra Uoc Neuropsichiatria infantile Istituto Giannina Gaslini, Genova, partecipando al digital talk ‘Sindrome di Rett: bisogni, prospettive e priorità emergenti dall’Europa all’Italia’, promosso da Adnkronos in collaborazione con Acadia.  

“Un ulteriore elemento critico riguarda il passaggio dall’età pediatrica all’età adulta - spiega Prato - Spesso la diagnosi avviene in ambito pediatrico, dove la patologia è maggiormente conosciuta, mentre nell’età adulta la competenza specifica può essere meno diffusa e non sempre vi è una continuità adeguata delle informazioni. Sarebbe quindi utile strutturare percorsi di transizione programmata - osserva - che prevedano un accompagnamento graduale della paziente dai servizi pediatrici a quelli dell’adulto, con una fase di co-gestione tra specialisti. Tuttavia, al momento, le risorse non sempre consentono una piena realizzazione di questo modello. Resta comunque una prospettiva importante su cui lavorare, perché garantire continuità assistenziale significa migliorare concretamente la qualità di vita delle pazienti e delle famiglie”. 

In generale, secondo la neuropsichiatra, nella sindrome di Rett, restano 3 le priorità su cui è importante intervenire. “Innanzitutto un fronte clinico - afferma - Le famiglie e i pazienti devono essere seguiti da un team specializzato nella patologia, un’équipe multidisciplinare, e seguiti nel tempo, poiché si tratta di una patologia che può presentare diversi sintomi in relazione all’età, che evolve nel tempo. I pazienti quindi vanno seguiti nella loro espressione clinica durante le diverse fasi della vita e trattati a seconda della sintomatologia che presentano. In secondo luogo - aggiunge - servirebbe sicuramente una migliore organizzazione dei percorsi assistenziali. In Italia esistono centri di riferimento, ma sono sparsi sul territorio e non facilmente raggiungibili da tutte le famiglie. Sappiamo che queste bambine sono spesso difficilmente trasferibili e quindi i viaggi non sono semplici da affrontare. Sarebbe quindi necessario più informazione e una maggiore diffusione di medici sul territorio in grado di riconoscere e trattare la sindrome”. Infine, “ma non per importanza - sottolinea Prato - serve il supporto alle famiglie. I caregiver e le famiglie sono sottoposti a una pressione molto elevata, per cui è fondamentale garantire un sostegno strutturato e una rete di supporto familiare forte e continuativa. Indicato per diverse patologie rare e croniche, che già di per sé rappresentano una condizione complessa, nella sindrome di Rett, in particolare, questo aspetto è ancora più rilevante, perché spesso vi sono sintomi più presenti nella prima decade di vita e altri che emergono più avanti nell’età”. 

1 lug 2026

Sindrome di Rett, Vignoli (UniMi): "Migliorare diffusione centri dedicati"

(Adnkronos) - Rispetto al contesto europeo, “in Italia siamo in una situazione relativamente più favorevole, perché, come per altre malattie rare, esistono centri di riferimento per la sindrome di Rett. Si tratta di centri individuati a livello regionale e riconosciuti anche istituzionalmente: strutture ospedaliere con competenze specifiche di percorsi dedicati sia nella diagnosi sia nel follow-up dei pazienti”. Tuttavia la loro distribuzione “è disomogenea”. Così Aglaia Vignoli, professore associato di Neuropsichiatria infantile dell'Università Statale di Milano, direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano, commenta i contenuti del Libro bianco europeo sulla patologia recentemente pubblicato e alla cui realizzazione ha partecipato direttamente, intervenendo al digital talk ‘Sindrome di Rett: bisogni, prospettive e priorità emergenti dall’Europa all’Italia’, promosso da Adnkronos in collaborazione con Acadia. Tra sfide da affrontare, il Libro bianco evidenzia, oltre alla carenza di centri specializzati e alla disomogeneità nella loro presenza territoriale, una bassa consapevolezza della malattia tra i professionisti non specialisti.  

“La sindrome di Rett è una sindrome genetica complessa che colpisce soggetti di sesso femminile in età infantile - spiega Vignoli - I primi sintomi compaiono nel primo anno di vita e la sintomatologia si manifesta pienamente nei primi 2-3 anni. Si tratta di una condizione complessa, che comporta un quadro di compromissione multisistemica, prevalentemente neurologica, ma con coinvolgimento anche di altri sistemi. Essendo una malattia multisistemica - prosegue - la terapia viene generalmente prescritta in relazione alla sintomatologia della paziente. Le nuove prospettive di cura prevedono un approccio alla sindrome nella sua interezza per migliorare diversi aspetti della malattia, partendo dalle condizioni cliniche di base e, se possibile, intervenendo sull’eziologia, sull’origine di questa condizione. Si tratta di un approccio sicuramente innovativo, attualmente in fase di studio e di validazione, che noi speriamo possa arrivare anche in Europa e nel nostro Paese nel prossimo futuro”. 

A livello nazionale, “i centri di riferimento per la sindrome di Rett sono presenti in molte regioni del Nord Italia - precisa Vignoli - in alcune regioni del Centro e in poche regioni del Sud, con una distribuzione disomogenea, come avviene anche per altre patologie rare. Questo è un elemento rilevante perché, per molte famiglie, la possibilità di ottenere una diagnosi e soprattutto di far seguire la propria figlia vicino a casa non è sempre semplice da garantire. Ne derivano spesso viaggi, costi e un impegno significativo per l’intero nucleo familiare. Per questo, a livello locale e nazionale - conclude - si sta cercando da anni di sviluppare percorsi condivisi e più omogenei. È una strada lunga e complessa, sulla quale però si continua a lavorare”. 

1 lug 2026

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