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Wimbledon, Arnaldi-Halys - Diretta

30 giu 2026

La pelle che 'inganna' il cervello, scoperta nuova chiave della propriocezione

(Adnkronos) - Conosciamo sempre la posizione delle nostre mani e delle nostre dita, anche se non le guardiamo, persino se abbiamo gli occhi chiusi: è la propriocezione, la capacità subconscia di percepire posizione e movimento del corpo nello spazio, lo speciale "sesto senso" a cui contribuiscono recettori dei muscoli e dei tendini. Una nuova ricerca pubblicata sul "Journal of the Royal Society Interface" dimostra oggi l'importanza dello stiramento della pelle, che attraversa le articolazioni durante il movimento volontario attivo, nel farci capire la posizione degli arti. Studi precedenti avevano affrontato la questione in condizioni non fisiologiche, come quelle dell’anestesia e durante stimolazioni passive. Oggi un gruppo di ricerca del Centro Piaggio e del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell'Università di Pisa, dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dell'Università di Roma Tor Vergata ha affrontato la questione in condizioni più vicine al movimento volontario reale. Per farlo i ricercatori hanno sviluppato TWIST (Tactile Wearable Interface for Skin sTretch), un dispositivo indossabile e non invasivo che amplifica lo stiramento naturale della pelle attorno all'articolazione interfalangea prossimale (PIP), l'articolazione centrale del dito indice. 

Durante l'esperimento, i partecipanti dovevano riprodurre con una mano la posizione che ritenevano avesse l'altra, prima a mano nuda e poi indossando il dispositivo. «Aumentare lo stiramento della pelle ha portato i partecipanti a comportarsi come se il dito fosse più flesso di quanto non fosse realmente», spiega Eleonora Fontana, ingegnera dell’Università di Pisa, una delle autrici dello studio. «Di conseguenza compensavano questa percezione alterata mantenendo il dito leggermente più esteso: una prova diretta che il sistema nervoso incorpora attivamente la deformazione della pelle quando stima la postura del corpo». Un dettaglio metodologico rafforza il risultato: non è stata osservata alcuna differenza significativa tra la mano nuda e la condizione con dispositivo spento. L'effetto, quindi, nasce dallo stiramento amplificato e non dalla semplice presenza del dispositivo. 

«Le ricadute della nostra ricerca riguardano soprattutto le tecnologie indossabili, che sono l’elemento centrale del progetto PERCEIVING, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS)», prosegue Matteo Bianchi, professore di ingegneria dell’Università di Pisa. «Approcci simili potrebbero un giorno sostenere la riabilitazione dopo un ictus, restituire un feedback sensoriale più intuitivo a chi usa protesi robotiche, o rendere più naturale l'interazione nella realtà virtuale e nella teleoperazione, dove trasmettere informazioni sulla postura dell'arto conta quanto trasmettere tatto o forza». 

 

Tra gli sviluppi futuri, il gruppo punta a un prototipo indossabile su più articolazioni, per studiare come pattern distribuiti di deformazione cutanea contribuiscano alla percezione dell'intera configurazione della mano. Alessandro Moscatelli, professore associato di Fisiologia presso il dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università di Roma Tor Vergata sottolinea come «Da diversi anni studiamo come la nostra pelle, in particolare i recettori che sono in essa presenti e che sono alla base del nostro senso del tatto, contribuiscano al controllo del movimento del corpo. Ogni volta che ad esempio apriamo e chiudiamo le dita della mano per afferrare un oggetto, la pelle si stira e si deforma in un modo caratteristico. Il nostro cervello utilizza questa informazione per il controllo dei movimenti fini della mano. Sfruttando questo principio possiamo deformare la pelle per creare delle illusioni percettive di movimento. Un po’ come una lente di ingrandimento fa apparire alla vista gli oggetti più grandi di quanto sono realmente, così il dispositivo TWIST inganna la nostra propriocezione e fa apparire i movimenti delle dita più ampi». 

Ma c’è molto di più, come spiega in conclusione il professor Antonio Bicchi, dell’Università di Pisa: «Comprendere i principi fisici e neurali che governano la propriocezione non è soltanto un obiettivo scientifico: è una condizione abilitante per la prossima generazione di macchine capaci di percepire e controllare il proprio corpo nel mondo. Dai dispositivi indossabili ai robot umanoidi, ogni sistema che aspiri a muoversi e interagire con l'efficienza del corpo biologico ha bisogno di soluzioni ingegneristiche radicate in questa conoscenza». 

30 giu 2026

Economia: Global Attractiveness Index 2026, multinazionali e capitale umano leve per crescita Italia

(Adnkronos) - A metà dell’edizione 2026 del Gai (Global Attractiveness Index) emergono le prime evidenze per rafforzare l’attrattività dell’Italia e la capacità del Paese di generare crescita futura. Le analisi si concentrano su due leve centrali per la competitività nazionale: il contributo delle imprese multinazionali alla Ricerca e Sviluppo e alla produttività, e il ruolo del capitale umano qualificato, delle università e delle competenze come fattori abilitanti dell’attrattività-Paese. Il Gai è una piattaforma, giunta alla sua undicesima edizione, sviluppatasi con diversi obiettivi: rendere disponibile ai decisori italiani e internazionali un innovativo indice-Paese; offrire una fotografia rappresentativa dell’attrattività e sostenibilità dei Paesi; fornire indicazioni affidabili a supporto delle scelte di sistema per la crescita e l’ottimizzazione dell’ambiente pro-business. Negli anni il progetto si è allargato: ora il Gai è una piattaforma di analisi, misurazione e approfondimento dell’attrattività-Paese e di discussione dei fattori e delle strategie che maggiormente incidono su di essa, ad ampio spettro. Il progetto è supportato da un Advisory Board composto da alcune delle principali aziende multinazionali che investono nel Paese, Philip Morris Italia, Amazon e Toyota Material Handling, e da un Comitato Scientifico composto da Ferruccio De Bortoli, Enrico Giovannini e Roberto Monducci. Il percorso del GAI 2026 si concluderà a settembre, durante la 52esima edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive” di Villa d’Este, Cernobbio, con la presentazione del Rapporto 2026. 

La prima riflessione riguarda il sottodimensionamento strutturale dell’Italia negli investimenti in Ricerca e Sviluppo. Nel 2024, la spesa nazionale in R&D si è attestata all’1,38% del PIL, un valore inferiore alla media UE-27 (2,13%) e distante dai principali benchmark internazionali. Il divario riguarda anche la componente corporate: la spesa in R&D delle imprese italiane si ferma allo 0,79% del Pil, contro l’1,49% della media europea. Allo stesso tempo, il mondo corporate rappresenta il principale motore della R&D nazionale. Le imprese private finanziano il 57,1% degli investimenti complessivi e impiegano il 54,5% dei ricercatori e addetti R&D italiani, confermandosi il principale canale di trasformazione della conoscenza scientifica in innovazione industriale, competitività e crescita. 

All’interno del mondo corporate, le imprese multinazionali svolgono una funzione particolarmente rilevante. Pur rappresentando solo lo 0,4% delle imprese italiane, sostengono il 9,8% dell’occupazione, il 21,0% del fatturato, il 17,5% del valore aggiunto e il 38,3% della spesa nazionale in R&D, con un contributo pari a 6,5 miliardi di euro. La maggiore intensità innovativa si riflette nella spesa in R&D per addetto, pari a 3.600 Euro nelle imprese a controllo estero contro 600 Euro nelle imprese domestiche, con un differenziale di 5,7 volte. Le multinazionali presentano inoltre una produttività pari a 107mila Euro di valore aggiunto per addetto, 2,5 volte il dato delle imprese domestiche, e retribuzioni medie pari a 42,2mila Euro per addetto, 1,9 volte il livello delle imprese nazionali. Nonostante questo contributo, l’Italia presenta ancora ampi margini di miglioramento: nel 2023, l’occupazione sostenuta dalle multinazionali rappresentava il 9,8% del totale nazionale, collocando il Paese al terzultimo posto in UE-27. Combinando gli effetti riconducibili all’innovazione, alla produttività e ai salari, le stime del GAI indicano come l’allineamento della presenza di multinazionali in Italia ai valori medi degli altri Paesi europei genererebbe un impatto potenziale sul PIL pari a 161 miliardi di Euro, equivalente al 7,1% dell’economia nazionale. A seconda delle ipotesi considerate, la forchetta di impatto varia da un minimo di 121 miliardi di Euro (+5,3% del PIL) fino a un massimo di 201 miliardi di Euro (+8,8%). Tali risultati confermano come l’attrazione e la retention delle multinazionali rappresentino una delle principali leve strategiche per sostenere crescita, innovazione e competitività del Sistema-Paese.  

 

La seconda, complementare, direttrice di analisi riguarda il capitale umano qualificato, elemento sempre più decisivo per l’attrattività dei Paesi. L’Italia dispone di asset importanti, tra cui un sistema universitario diffuso, città ad alta attrattività culturale e competenze riconosciute in numerosi ambiti, ma fatica ancora a trasformare questo potenziale in un vantaggio competitivo pienamente espresso. “L’Italia ha un potenziale straordinario, che si esprime nel talento delle persone, nella qualità delle università e nella capacità delle imprese di innovare. I risultati del Gai ci ricordano che trattenere e attrarre capitale umano qualificato è una priorità nazionale - ricorda Maria Cristina Iacazio, Ceo di Toyota Material Handling - Come Toyota Material Handling Italia siamo impegnati a creare ambienti di lavoro che valorizzino competenze, crescita professionale e inclusione, perché la competitività del Paese nasce prima di tutto dalle persone". Nel confronto europeo, il Paese mostra un ritardo nella formazione terziaria: nel 2024 solo il 31,6% della popolazione tra 25 e 34 anni è laureata, contro il 45,4% della media UE, dato che colloca l’Italia al penultimo posto nell’Unione. A questo si aggiunge la crescente emigrazione di capitale umano qualificato: nel 2024 i laureati italiani emigrati all’estero sono stati 49.562, più del doppio rispetto al 2014, con un costo stimato di formazione pubblica pari a 6,9 miliardi di Euro. Le leve operative individuate per rafforzare l’attrattività del sistema universitario e del capitale umano riguardano la semplificazione degli iter amministrativi, l’ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese, la disponibilità di servizi e alloggi per studenti internazionali, il rafforzamento del collegamento tra università e imprese e la valorizzazione dei percorsi Stem e professionalizzanti. 

“I dati che emergono dal pre-release del Gai evidenziano ancora una volta come la competitività di un Paese sia sempre più legata alla capacità di attrarre, sviluppare e trattenere talenti, vero motore della crescita. Per l’Italia, ciò implica rafforzare il legame tra formazione, innovazione e lavoro, superando i divari che ne limitano il potenziale. In questo contesto, il ruolo delle imprese – in particolare a capitale estero – è cruciale nel promuovere competenze avanzate e valorizzare e attrarre giovani talenti, favorendo il trasferimento tecnologico, la formazione avanzata e l’integrazione con le filiere locali. È in questa direzione che si inserisce l’impegno di Philip Morris in Italia: oltre 1,5 miliardi di euro di investimenti, in particolare nel polo produttivo di Crespellano, oggi hub globale di eccellenza manifatturiera. Un modello che dimostra concretamente come investimenti industriali e sviluppo del capitale umano possano rafforzarsi reciprocamente, contribuendo alla competitività sistemica del Paese nel lungo periodo", ha dichiarato Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia. 

Il quadro che emerge dalla prima release del Global Attractiveness Index 2026 conferma che attrattività, innovazione, produttività e capitale umano sono dimensioni strettamente interdipendenti. Rafforzare la presenza di imprese multinazionali, aumentare gli investimenti in R&D e trattenere competenze qualificate significa intervenire su alcune delle leve più rilevanti per sostenere la crescita di lungo periodo del Paese. “I dati del Gai confermano ciò che sperimentiamo ogni giorno: le multinazionali non sono solo un attore economico, ma un'infrastruttura della competitività, in grado di connettere capitale, conoscenza e lavoro qualificato. In oltre 15 anni, Amazon ha investito più di 25 miliardi di euro in Italia, creando circa 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato e portando nel Paese innovazione concreta — dalla robotica avanzata del nostro laboratorio di Vercelli all'intelligenza artificiale, fino alle infrastrutture cloud. Crediamo fermamente che rafforzare l'attrattività dell'Italia significhi investire insieme in innovazione, competenze e semplificazione”, afferma Matteo Bassi, Head of Economic Policy and Regulation, Amazon Italia. La sfida per l’Italia è trasformare queste evidenze in scelte stabili e coerenti di politica industriale, universitaria e di attrazione degli investimenti, capaci di consolidare l’ambiente pro-business, accrescere la competitività del sistema produttivo e rendere il Paese più attrattivo per imprese, capitali e talenti. 

30 giu 2026

Ciclismo, Continental al Tour de France 2026: "Tecnologia e sicurezza in gara"

(Adnkronos) - In occasione della 113ª edizione del Tour de France, Continental supporta ancora una volta la corsa con la sua tecnologia d’avanguardia, sottolineando il suo ruolo di partner chiave per la mobilità nel ciclismo d'élite. Il Tour 2026 si svolgerà dal 4 al 26 luglio, coprendo 3.333 chilometri in 21 tappe, da Barcellona a Parigi. Durante tutto l’evento, Continental fornirà oltre 1.000 pneumatici per bici, più di 400 pneumatici auto e 120 pneumatici moto, a supporto di una flotta di oltre 70 veicoli e circa 30 moto ufficiali. In qualità di uno dei principali partner del Tour de France, Continental garantisce le massime prestazioni in condizioni estremamente impegnative. La partnership di lunga data, giunta ormai al nono anno, dimostra come la tecnologia Continental contribuisca al perfetto svolgimento della gara da una tappa all’altra. Continental fornirà pneumatici da strada a sei squadre in gara al Tour de France di quest'anno, più di un quarto del gruppo. Nella corsa ciclistica più prestigiosa al mondo, i team Groupama-FDJ United, Uae Team Emirates – XRG, Movistar Team, Bahrain Victorious, Decathlon Cma Cgm AG2R La Mondiale e Uno-X Mobility si affidano agli pneumatici Continental.  

“La fiducia che le sei squadre ripongono in noi è sia un onore che uno stimolo. Il Tour si decide nei minimi dettagli: in ogni tappa, in ogni condizione meteorologica e su ogni superficie. Per questo motivo investiamo così tanto tempo e impegno nello sviluppo dei nostri pneumatici in stretta collaborazione con i team professionistici. E in definitiva, ne beneficiano anche i ciclisti amatoriali”, afferma Hannah Ferle, esperta Continental di pneumatici bici. A seconda della tappa, le squadre si affidano a quattro diversi modelli Continental. Lo pneumatico principale è il Grand Prix 5000 S TR, che pesa tra i 250 e i 365 grammi a seconda della misura ed è dotato di uno strato di protezione antiforatura. In condizioni meteorologiche variabili, le squadre utilizzano il Grand Prix 5000 AS TR, adatto a tutte le stagioni, che offre una maggiore aderenza sull'asfalto bagnato. Per le cronometro, i corridori utilizzano il Grand Prix 5000 TT TR, progettato per una resistenza al rotolamento particolarmente bassa, con una costruzione ottimizzata per ridurre al minimo la dispersione di energia. Nelle tappe con forti venti laterali, i team scelgono l'Aero 111, il cui profilo della ruota anteriore è progettato per guidare il flusso d'aria e ridurre la turbolenza.  

 

Dalla prima edizione del Tour de France nel 1903, la velocità media è aumentata da circa 25 a oltre 40 chilometri orari, nonostante nel tempo il percorso sia diventato più impegnativo. Questo continuo incremento di intensità non riguarda solo i corridori, ma impone maggiori esigenze anche all'intero convoglio. Le auto di supporto devono operare a velocità altrettanto elevate, mantenendo al contempo precisione, reattività e controllo in condizioni di gara spesso imprevedibili. Di conseguenza, le prestazioni degli pneumatici di questi veicoli rivestono un ruolo fondamentale nel garantire sicurezza, maneggevolezza e affidabilità durante tutta la corsa. La gamma di pneumatici Continental per le vetture del Tour di quest'anno comprende gli UltraContact NXT, oltre agli EcoContact 6 e ai PremiumContact 7. La scelta degli pneumatici auto sottolinea l'importanza di poter contare su prestazioni costanti per supportare le squadre durante le tre settimane di gara, in diverse condizioni e su vari tipi di terreno. Per il secondo anno consecutivo, l'organizzatore del Tour de France, A.S.O., sceglie Continental come fornitore di pneumatici per le moto ufficiali della corsa. Anche quest'anno, 30 motociclette Kawasaki Versys 1100 accompagneranno il Tour, con piloti incaricati di rifornire d'acqua gli atleti e di trasmettere informazioni importanti dalla direzione gara. Come lo scorso anno, le moto sono equipaggiate con pneumatici ContiRoadAttack 4.  

Il ContiRoadAttack 4 è progettato specificamente per le esigenze che il Tour impone: rapida entrata in temperatura e aderenza costante in condizioni estremamente diverse. Dalle temperature sottozero dei passi alpini o pirenaici bagnati dalla pioggia, al caldo torrido delle tappe nel sud della Francia. Sia che si viaggi a stretto contatto con il gruppo su strette strade di montagna, sia che si affrontino i tratti veloci della campagna francese, questo pneumatico hyper touring offre un livello altrettanto elevato di sicurezza, feedback e controllo intuitivo. Le prestazioni comprovate durante la scorsa stagione di gara hanno posto le basi per il proseguimento di questa partnership e Continental è orgogliosa che A.S.O. e Kawasaki continuino a riporre la loro fiducia nella sua tecnologia anche nel 2026. 

30 giu 2026

Attentato a Ranucci, chi sono i quattro arrestati

(Adnkronos) - C’è anche una donna nel gruppo che ha effettuato un sopralluogo alcuni giorni prima dell’attentato fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre 2025. I carabinieri hanno arrestato quattro persone tra i 53 e i 22 anni.  

 

 

Si tratta di Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano, in provincia di Napoli, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti nell’Avellinese. Il gruppo avrebbe agito su commissione, in cambio di diverse migliaia di euro. I quattro hanno precedenti penali per droga e il 53enne in particolare tra i precedenti ha anche il sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. La procura di Roma nella richiesta di arresto contestava l’accusa di strage, non riconosciuta poi dal gip nell'ordinanza. 

I quattro arrestati erano pronti a fuggire all’estero. Dalle intercettazioni emerge infatti la preoccupazione della banda per lo sviluppo delle indagini e la possibilità di poter contare su una rete di appoggio, garantita dagli stessi mandanti dell’attentato, ancora non individuati dalle indagini. Le intercettazioni avvalorano “l’intenso interesse mostrato dai mandanti ad allontanarlo dall’Italia e a fornirgli delle versioni di comodo finalizzate, si badi bene, non a scagionarlo ma esclusivamente ad evitare che loro stessi siano identificati” sottolinea il gip. 

 

 

“Le risultanze acquisite costituiscano elementi gravi, precisi e concordanti per ritenere che” i quattro arrestati “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, scrive il gip di Roma nell’ordinanza cautelare. 

“E’ certo che Antonio Passariello è colui che si è procurato la disponibilità dell’autovettura – si legge nell’ordinanza - che si è recato, insieme a Saverio Mutone, a Torvaianica la sera del 16 ottobre 2025 ed è colui che si è occupato della materiale collocazione dell’ordigno”. E sempre lui “ripetutamente, nel corso delle intercettazioni, ammette di essere l’autore del reato e le sue dichiarazioni hanno trovato riscontro in quelle degli altri coindagati”. Ancora la circostanza che sia stato Passariello “in prima istanza e poi anche Mutone a ricevere l’offerta di allontanarsi dall’Italia è ulteriormente dimostrazione del ruolo di primissimo rilievo ricoperto nell’esecuzione dell’azione delittuosa commessa evidentemente per conto di terzi”. 

Pellegrino D'Avino “è colui che si è occupato dell’approvvigionamento dell’esplosivo, ha preso parte al sopralluogo ed è altamente verosimile che sia anche colui che è stato destinatario diretto dell’ordine di eseguire l’attentato – scrive il gip -. La circostanza infatti che sia lui ad intrattenere in maniera esclusiva i rapporti con i mandanti o comunque con persone ad essi collegati induce a ritenere che sia stato proprio il soggetto contattato e direttamente incaricato di commettere l’azione illecita e che poi ha formato il gruppo composto dal padre, uomo di elevata esperienza criminale, dall’amico Mutone, persona con la quale intrattiene un rapporto di estrema confidenza e vicinanza, e dalla fidanzata Marika De Filippis”. 

 

30 giu 2026

Schillaci: "Menopausa è tema di salute pubblica, non solo femminile"

30 giu 2026

Menopausa, al via prima campagna nazionale per superare tabù e stereotipi

(Adnkronos) - Menopausa e post-menopausa "occupano un terzo della vita della donna: non si tratta quindi di una breve fase né di una condizione patologica che determina la fine della sessualità, della vitalità e della progettualità personale – come ancora troppo spesso viene rappresentata nell’immaginario collettivo. Al contrario, la fascia femminile over 50 è oggi protagonista di una stagione della vita caratterizzata da esperienza, consapevolezza e partecipazione attiva alla società. Per combattere gli stereotipi legati alla menopausa, però, serve partire proprio dalle parole che utilizziamo per raccontarla: da questo bisogno nasce 'Menopausa, riscriviamo le regole', la prima campagna nazionale che coinvolge le diverse figure professionali che gravitano intorno a questa fase della vita". Il progetto – che prevede un convegno nazionale, la nascita di un portale e la pubblicazione di un libro ('M come Menopausa', di Annamaria Colao e Raffaella Cesaroni, edito da Cairo Editore, disponibile in tutte le librerie italiane) – è stato presentato oggi in conferenza stampa alla Camera dei deputati, alla presenza dei più importanti rappresentanti istituzionali e del mondo medico-scientifico.  

"Quando parliamo di menopausa non affrontiamo una questione che riguarda soltanto la salute femminile. Parliamo di salute pubblica, di prevenzione, di longevità, di equità nell'accesso ai servizi e della capacità del nostro Servizio sanitario nazionale di accompagnare ogni donna nelle diverse fasi della vita – sottolinea il ministro della Salute, Orazio Schillaci in un messaggio inviato ai promotori dell'iniziativa –. L'allungamento dell'aspettativa di vita rende questo tema ancora più attuale e rafforza la necessità di promuovere percorsi di prevenzione e di tutela della salute lungo tutto l'arco della vita, favorendo un invecchiamento in buona salute e una migliore qualità della vita".  

"La menopausa non deve essere interpretata come una fine, ma come l'inizio di una nuova fase della vita che può durare oltre trent'anni – spiega Annamaria Colao, ordinaria di Endocrinologia e Malattie del metabolismo dell'università Federico II di Napoli e vicepresidente del Consiglio superiore di sanità –. Parliamo di un periodo che interessa milioni di donne e che richiede attenzione, informazione e percorsi di prevenzione adeguati. Le modificazioni ormonali che caratterizzano questa fase, come il calo degli estrogeni e del progesterone, possono aumentare il rischio di sviluppare diverse condizioni croniche, come osteoporosi e malattie metaboliche, disturbi dell'umore e depressione, ma oggi disponiamo di strumenti efficaci per prevenirle, diagnosticarle precocemente e gestirle. È fondamentale superare un cliché che associa questa epoca alla perdita di valore sociale e personale: le donne over 50 rappresentano una risorsa straordinaria per il Paese e vivono una stagione della vita caratterizzata da maggiore autonomia, consapevolezza e capacità decisionale. La campagna M come Menopausa, con la quale desideriamo sensibilizzare anche i professionisti che seguono le donne in prima linea, come i ginecologi e i medici di medicina generale, mira a sostenere proprio questa prospettiva".  

 

Tra i temi affrontati durante la conferenza anche la salute cardiovascolare, oggi ancora troppo poco associata all'universo femminile, e il rischio oncologico, che assume particolare importanza anche dopo la menopausa. Nella cornice della campagna, un importante ruolo divulgativo è rappresentato dall’omonimo libro 'M come Menopausa', edito da Cairo Editore: un vocabolario che raccoglie tutti i termini – dalla A alla Z – che gravitano intorno a questa epoca della vita femminile, per offrire i migliori termini per descriverla e favorire il necessario cambio di narrazione. 

"La campagna nasce con l'obiettivo di incoraggiare una nuova consapevolezza culturale e sanitaria attorno a una fase dell’esistenza che coinvolge milioni di italiane e che, grazie all'allungamento dell'aspettativa di vita, può estendersi dai 50 fino a oltre gli 80 anni – conclude Raffaella Cesaroni, co-autrice del volume M come Menopausa –. Una stagione da vivere pienamente, libera da pregiudizi e stereotipi, con il supporto dell'informazione scientifica e della prevenzione".  

30 giu 2026

Harry presto in Inghilterra, domani incontro tra Carlo e William "per decidere l'approccio"

(Adnkronos) - Mancano pochi giorni all'arrivo del principe Harry in Inghilterra. Re Carlo e il principe William terranno domani una 'riunione di famiglia', molto probabilmente anche per decidere insieme l'approccio che il sovrano dovrà tenere nei confronti del 'figliol prodigo' duca di Sussex. Re ed erede al trono si incontreranno sotto le volte della cattedrale di St. Giles a Edimburgo per la cerimonia dell'Ordine del Cardo, che si svolge ogni due anni e riunisce attorno al sovrano, Gran Maestro dell'Ordine, e al primogenito, noto in queste zone come il Duca di Rothesay, i cavalieri e le dame del più antico e nobile ordine cavalleresco di Scozia. Per l'occasione padre e figlio potranno avere la possibilità di discutere dell'arrivo del duca di Sussex.  

Come ogni anno all'inizio dell'estate, Re Carlo è partito per la Scozia per celebrare la Settimana di Holyrood o Settimana Scozzese. Anche la Principessa Anna sarà presente per un ricevimento in giardino offerto dal fratello. Con il Principe di Galles, la Regina e il Duca di Edimburgo, si svolgerà quindi un vero e proprio raduno scozzese delle figure di spicco del clan Windsor. Inoltre, sebbene la data della prossima cerimonia che riunirà padre e figlio possa essere una semplice coincidenza, è comunque simbolica. Il re e il figlio maggiore saranno insieme a Edimburgo il primo luglio, data in cui Lady Diana avrebbe compiuto 65 anni. 

Intanto, il portavoce del principe Harry ha rilasciato una dichiarazione in risposta alle numerose notizie riguardanti la sicurezza pubblica al suo ritorno nel Regno Unito la prossima settimana. Il secondogenito di Re Carlo ha promesso di valutare "tutte le opzioni" per consentire alla moglie e ai figli di accompagnarlo, dopo che la sua richiesta di maggiori misure di sicurezza è stata respinta. Il Re aveva offerto a suo figlio di soggiornare in una residenza reale (che godrebbe della sicurezza) durante il suo viaggio, e i Sussex avevano confermato di aver accettato l'offerta per parte del soggiorno. Tuttavia, in seguito è emerso che nessuna conferma di questo tipo era stata inviata a Palazzo. Il Sun ha poi riportato che Harry non si sentiva al sicuro nel portare i suoi figli nel Regno Unito dopo aver appreso che non gli sarebbe stata concessa la scorta armata durante il soggiorno. 

A quanto pare, il viaggio si svolgerà come previsto, senza modifiche all'itinerario. Harry spera vivamente di poter portare con sé la moglie e i figli, come inizialmente programmato. Un portavoce ha dichiarato che il duca continua a valutare "ogni opzione disponibile" per "consentire che la visita si svolga in sicurezza". In una dichiarazione ha affermato: "Il programma del Principe Harry nel Regno Unito comprende impegni sia pubblici che privati in tutto il paese. Un alloggio sicuro è solo un elemento di un efficace piano di sicurezza, perché il rischio segue la persona, non il luogo. Il problema non è mai stato l'alloggio. Il problema è se vengano fornite misure di sicurezza adeguate e proporzionate per tutta la durata della visita".  

 

30 giu 2026

Giornate internazionali malattie rare di giugno, Ucb rinnova impegno a cure personalizzate

(Adnkronos) - Le malattie rare sono accomunate da sfide che vanno oltre la dimensione clinica: diagnosi spesso complesse, bisogni assistenziali articolati, carenza di opzioni terapeutiche e un impatto significativo sulla qualità della vita di pazienti e caregiver. Il mese di giugno, in cui ricorrono alcune importanti giornate internazionali, quali quella dedicata alla Miastenia gravis, all’encefalopatia da deficit di Cdkl5 e alla sindrome di Dravet rappresenta un’occasione per richiamare l’attenzione su queste patologie e sulla necessità di continuare a investire nella ricerca, nell’innovazione e nella consapevolezza. Queste ricorrenze - afferma Ucb Pharma in una nota - rappresentano un momento significativo per riaffermare il proprio impegno nelle malattie rare, un ambito in cui persistono importanti bisogni clinici e assistenziali ancora insoddisfatti. Le malattie rare al centro dell’attività della farmaceutica “comprendono la Sindrome di Dravet, la Sindrome di Lennox-Gastaut, l’encefalopatia da deficit di Cdkl5, la Miastenia gravis e la Tk2d, una malattia mitocondriale ultra-rara. Si tratta prevalentemente di patologie neurologiche e immunologiche che richiedono approcci terapeutici complessi, percorsi multidisciplinari e una presa in carico personalizzata lungo tutto il percorso di cura”. 

Alla base di questo impegno vi è una strategia di innovazione che punta a sviluppare soluzioni terapeutiche sempre più mirate e personalizzate. Attraverso investimenti in ricerca avanzata, medicina di precisione e nuove tecnologie, Ucb - si legge nella nota - lavora per ampliare la comprensione dei meccanismi biologici alla base delle malattie e trasformare il progresso scientifico in benefici concreti per i pazienti. Un approccio che guarda oltre il controllo dei sintomi, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo di terapie in grado di rispondere ai bisogni ancora insoddisfatti delle persone che convivono con patologie complesse e rare. 

Nel caso della Sindrome di Dravet, una grave forma di epilessia a esordio infantile, la farmaceutica “ha contribuito a rendere disponibili soluzioni terapeutiche innovative e strumenti di monitoraggio che consentono una valutazione dell’efficacia dei trattamenti nel tempo e nella pratica clinica reale. Una patologia che richiede approcci terapeutici articolati e che può avere un impatto significativo sullo sviluppo e sulla qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie”. L’impegno dell’azienda si estende anche al “sostegno di progettualità istituzionali finalizzate a migliorare la presa in carico delle encefalopatie epilettiche e dello sviluppo.” Iniziative che promuovono una programmazione più strutturata dei percorsi di cura, il rafforzamento della continuità assistenziale, il potenziamento dei servizi socioassistenziali e l’utilizzo della telemedicina per favorire una maggiore accessibilità alle cure. 

 

In quest’ottica, Ucb è inoltre impegnata nello sviluppo di nuove opportunità terapeutiche per l’encefalopatia epilettica da deficit di Cdkl5, una malattia rara a esordio neonatale caratterizzata da crisi epilettiche farmacoresistenti e grave compromissione neurologica, per la quale esistono ancora importanti bisogni clinici insoddisfatti. Anche nella Miastenia Gravis, malattia autoimmune rara che può compromettere significativamente la quotidianità delle persone che ne sono affette, l’azienda ha assunto un ruolo di primo piano grazie a un portafoglio terapeutico innovativo e alla promozione di modelli di gestione della patologia sempre più integrati e personalizzati. L’obiettivo è contribuire a una presa in carico che tenga conto non solo degli aspetti clinici, ma anche dell’impatto che la malattia esercita sulla vita personale, familiare e sociale. 

In questa prospettiva si inserisce anche il sostegno a iniziative di sensibilizzazione e informazione rivolte alla comunità dei pazienti e all’opinione pubblica. Tra queste, il progetto ‘Quello che non vedi’, promosso da OMaR – Osservatorio malattie rare e presentato il 17 giugno scorso che, attraverso immagini e testimonianze, racconta gli aspetti meno visibili della Miastenia gravis, contribuendo a una maggiore comprensione dell’impatto che la malattia può avere nella vita quotidiana delle persone. Tra le aree di ricerca più avanzate figura inoltre la Tk2d, una patologia mitocondriale ultra-rara dovuta al deficit dell’enzima timidina chinasi 2. La malattia provoca una progressiva compromissione di funzioni vitali come la deambulazione, la respirazione e la deglutizione. La farmaceutica è attualmente impegnata nello sviluppo di una terapia sperimentale che potrebbe contribuire a modificare il decorso della malattia. 

“Molte malattie rare continuano a rappresentare una sfida importante sia per la ricerca sia per i sistemi sanitari - dichiara Federico Chinni, amministratore delegato di Ucb Pharma Italia - Dietro a ogni diagnosi ci sono persone e famiglie che affrontano percorsi spesso complessi e che richiedono risposte sempre più efficaci e personalizzate. Per questo Ucb continua a investire nell’innovazione scientifica, nello sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche e nel dialogo con medici, associazioni di pazienti e istituzioni. Crediamo che la collaborazione e una maggiore consapevolezza delle malattie rare siano elementi fondamentali per costruire percorsi di cura sempre più centrati sui bisogni delle persone e migliorare concretamente la loro qualità di vita”. 

30 giu 2026

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