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Ma quale Mose, la vera grande opera di Venezia è il suo red carpet
Settanta metri di marmo, cemento e tappezzeria rossa che ogni anno si confermano come un sorprendente simbolo di mobilità ed efficienza: puoi anche essere arrivato in laguna con il tuo jet privato, ma quegli ultimi metri te li devi fare a piedi. Una genialità italica
31 AGO 24

Foto Getty
C’è una Grande Opera a Venezia, e non sto parlando del Mose. Un’infrastruttura che coniuga mobilità, cultura, esigenze civili e mediatiche. Sto parlando del red carpet della Mostra del Cinema, una vera eccellenza italiana che ormai batte – per prestigio, partecipazione e calore – quello concorrente del Festival di Cannes. Settanta metri di marmo e cemento (permanenti, realizzati nel 2016 dal comune) e tappezzeria rossa (provvisoria: viene stesa ad agosto, a ridosso del Festival, e una volta finito viene arrotolata e portata non so dove, forse viene compostata o riciclata, oppure la portano in tintoria, chissà). Il red carpet della Mostra di Venezia ogni giorno muove centinaia di persone all’interno del Palazzo del Cinema, e le muove sulle loro gambe: puoi anche essere arrivato in laguna con il tuo jet privato, ma quegli ultimi metri te li devi fare a piedi. Si tratta dunque di un’infrastruttura sostenibile per l’ambiente e che promuove uno stile di vita non sedentario, insomma un futuro migliore.
Il Festival del cinema di Venezia come Sanremo
Dietro ci lavorano 2.565 persone (60 solo per la sicurezza non armata) e tutto scorre liscio e senza intoppi, con puntualità e velocità, mai una coda sul red carpet, e senza nervosismi anzi sono tutti contenti: dalle star (mai una defezione) ai fotografi, fino ai fan e ai cacciatori di autografi, alcuni dei quali si accampano sulla pensilina antistante sin dalla notte prima del passaggio del loro divo preferito, e nonostante la canicola diurna sia insostenibile mai uno che svenga disidratato per un colpo di calore. In un paese dove gli aerei vengono cancellati, i treni ritardano ore, le automobili si incolonnano per restringimento della carreggiata causa lavori in corso, il red carpet veneziano è un sorprendente simbolo di mobilità ed efficienza, mai un’invasione di campo da parte di qualche cavallo pazzo né uno che scivola o inciampa, deve essere proprio steso bene quel tappeto, nemmeno una piega. Altare democratico (tutti possono passare, purché abbiano comprato il biglietto per la proiezione in Sala Grande; e quindi è pieno di mitomani che vanno a vedere film polacchi “ma con i sottotitoli in tedesco” solo per postare il selfie sul tappeto rosso e millantare una qualche forma di celebrità e privilegio) ma anche meritocratico: nei 15 minuti prima della proiezione del film in concorso passano solo i registi e gli attori, insomma c’è tanto cinema e poca fuffa, sono lontani i tempi di chi sfilava senza mutande.
Persino Mattia Carzaniga, da quattro anni “il padrone di casa” che accoglie i divi e li intervista per RaiMovie e RaiPlay, è autenticamente cinefilo e vede i film di cui parla – fortunatamente non è stato sostituito da Pino Insegno. Carzaniga mi ha raccontato anche dell’ottimo rapporto che si è instaurato lì sul tappeto rosso con il collega di Canal Plus, insomma il red carpet di Venezia riesce dove spesso altre diplomazie falliscono: la collaborazione fra Italia e Francia. Unica concessione del red carpet all’infuori dello “specifico filmico” è la moda: per esigenze di mercato divi e dive sfilano con abiti e completi della collezione autunno/inverno, nonostante qui al Lido ci sia un caldo da risaia; quindi l’altro giorno con 30 gradi c’era Alba Rohrwacher con un abito di velluto e Angelina Jolie con la pelliccia. (Off topic: quando capiranno le case di moda che c’è il riscaldamento globale, e anche a gennaio è sufficiente il cotone?). Ce l’abbiamo in casa, ce l’abbiamo da anni, ma come il dito puntato alla Luna tutti guardano le star che ci passano sopra e nessuno ha fatto caso al capolavoro che sta sotto ai piedi di Nicole Kidman, di Lady Gaga, di Monica Bellucci. Cosa aspetta il ministro Salvini a promuovere il red carpet di Venezia a livello nazionale? Un unico tappeto rosso su tutto lo Stivale, da Venezia alla Sicilia: il red carpet sullo Stretto. Oppure rimuovete l’attuale ministro, e affidate la mobilità delle persone alla Biennale di Venezia.
