Economia del Terzo polo

Cosa c’è nel programma della coalizione tra Azione e Italia Viva. Energia, sud, lavoro, merito, clima. Un buon mix
18 AGO 22
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Si vedono le differenti mani al lavoro nelle ricette economiche proposte nel programma di Azione-Italia Viva. C’è molto Carlo Calenda nella parte, breve per la verità, ideologica e introduttiva, l’enfasi sulla meritocrazia e sulla creazione del maggior numero di opportunità per tutti e senza discriminazioni. Una visione aperta, non dirigista, ma che trascura il ruolo della politica economica nell’impegno più complesso dell’indirizzo verso obiettivi utili. E si nota un Calenda ottimo, sul suo terreno, nell’intento di estendere e valorizzare l’approccio usato per Industria 4.0 ad altri interventi di politica industriale, facendone il modello di tutte le misure di sostegno alla crescita degli investimenti e dell’innovazione.
Ci sono idee un po’ vecchio stile, come la detassazione per le imprese avviate da giovani, e un po’ abusate, l’esempio portato assomiglia molto a una lunga serie di interventi, avviati a partire dagli anni Ottanta, che dettero occasioni opportunistiche e favorirono anche cattivi comportamenti e vere e proprie truffe. Da lodare l’impegno senza remore a favore della concorrenza, letta sempre nella corretta chiave europea. Dalla quale si accede poi alle regole e ai vantaggi del Pnrr, indicato come architrave del programma azion-vivista. Si vede la mano, e l’esperienza fatta al governo, di Mara Carfagna nell’elenco di misure precise, efficaci, per il Mezzogiorno. Evitata la solita solfa su bellezza & turismo, al sud si dà un ruolo come collettore strategico dell’energia per l’Europa. Si propone di rafforzare alta velocità e sistema portuale, cioè infrastrutturazioni non favolistiche ma realizzabili. E si indicano come altrettanto importanti le infrastrutture di tipo sociale e di welfare, come gli asili nido. Di turismo si parla esplicitamente solo per il progetto dedicato a quello definito “non balneare”, da sostenere e promuovere. E questo è un punto assieme originale e interessante.
Il capitolo dedicato all’energia risente, in modo positivo ma togliendo un po’ la brillantezza dell’originalità, delle politiche attuate nel settore da Mario Draghi e Roberto Cingolani. Si legge, quasi sovrapponibile a quanto detto dal ministro tuttora in carica, che gli interventi per la sicurezza e l’efficienza energetica vanno divisi in tre diversi approcci nel breve, nel medio e nel lungo termine. Inserendo tra le scelte immediate ciò che serve a fronteggiare una fase difficile ma anche certamente anomala e passeggera, come quella che stiamo vivendo. E, con giusto pepe polemico e sana rivendicazione delle differenze, si piazza subito un colpo al duo Fratoianni-Bonelli con l’indicazione chiara e forte di avere al più presto due rigassificatori. Per guardare poi a investimenti e contratti diversificati nel medio periodo e ragionare sul nucleare nel lungo periodo. Interessante e ben argomentata la parte sulla riscrittura dei criteri europei con cui è regolato il mercato della CO2. Si lega alle questioni immediate uno degli impegni indicati sulla transizione ecologica. E anche in questo caso si nota una certa continuità con la non-ideologia draghiana di cui Calenda si propone come continuatore. Viene indicata, correttamente, la quota importante di inquinamento dovuta ai riscaldamenti domestici e si propone la messa a maggiore efficienza degli impianti, con una spinta anche fiscale all’installazione di pannelli o altri strumenti per l’autoconsumo. Manutenzione delle foreste assieme a gestione attiva della filiera del legno significa, poi, fare proprio il metodo non ossessivamente anti sviluppista nelle questioni ambientali e dare un segnale a una filiera italiana di grande peso.
C’è la mano di Matteo Renzi chiaramente nel recupero della centralizzazione del lavoro da fare per contrastare il dissesto idrogeologico. E ci sono parole di buon senso sulla crisi idrica, investimenti strutturali per risolvere definitivamente i problemi di carenza idrica stagionale. Sul lavoro c’è qualche ossequio alla moda corrente e il primo punto viene dedicato alla richiesta di introdurre il salario minimo. Sembra la risposta a un “di’ qualcosa di sinistra” del momento, ma trascura le riserve dei sindacati e le proposte sul rafforzamento della contrattazione, strumento ben più efficace. Anche la detassazione dei premi di produzione sa un po’ di proposta orecchiata e orecchiabile, ma soggetta a una gigantesca quantità di difficoltà attuative e a comportamenti opportunistici, da cui verrebbe danneggiata anche la credibilità degli accordi aziendali sulla produttività. Ma è chiaramente una proposta buona per una pronta replica in un sudato dibattito estivo, con cui provare a rispondere alla raffica di promessacce con cui ci si dovrà confrontare.