Economia
Editoriali •
Sul salario minimo l’opposizione sbaglia nel merito e nel metodo: si guardi alla Germania
Il dibattito sui compensi non deve diventare una gara populista a chi offre di più. Il modello a cui guardare è quello tedesco: non per la cifra appena fissata (12 euro), ma per l’adozione di una commissione con procedure trasparenti
27 GIU 23

Maurizio Landini (LaPresse)
Mentre in Italia si discute una legge sul salario minimo e le opposizioni cercano un’intesa comune sulla soglia dei 9 euro l’ora, in Germania si litiga per l’entità dell’aumento. La Commmissione sul salario minimo ha infatti raccomandato un aumento dagli attuali 12 euro (lordi) a 12,41 euro nel 2024 e 12,82 euro nel 2025. La soglia era stata da poco, lo scorso ottobre 2022, aumentata dal governo da 10,45 a 12 euro l’ora. Ma per i sindacati, che avevano proposto 13,50 euro, l’aumento di 41 centesimi (3,4 per cento) è del tutto insufficiente per compensare l’inflazione. Pertanto la proposta è passata a maggioranza, con il voto dei tecnici e dei rappresentanti dei datori di lavoro. È molto probabile che la Germania con oltre 12 euro l’ora verrà usata in Italia dalle opposizioni come modello per giustificare la bontà di un salario minimo da 9 euro l’ora. Ma in realtà il modello tedesco dimostra proprio l’opposto: i limiti delle proposte del M5s, del Pd e di Azione (che pare convergere con gli altri due partiti).
Che sono sia di merito che di metodo. Innanzitutto, i 12,42 euro l’ora in Germania rappresentano il 58 per cento del salario mediano (il valore a metà della distribuzione), ovvero al di sotto della soglia del 60 per cento indicata dalla direttiva europea. I 9 euro l’ora del M5s e i 9,5 del Pd, invece, rappresentano il 75-80 per cento della mediana in Italia, portando il salario minimo italiano ai livelli più alti al mondo. Ma, soprattutto, c’è un problema di metodo: in Germania il livello del salario minimo non è fissato per legge dal Parlamento, in una gara populista a chi offre di più. Ma la sua indicazione è affidata a una commissione, composta da datori di lavoro, sindacati e membri scientifici che cerca – anche con dissidi come in questo caso – di adottare procedure tecniche trasparenti, che puntino a salvaguardare i lavoratori poveri evitando però contraccolpi sia sulla contrattazione collettiva sia sulla competitività delle imprese.