Tbilisi sciopera contro la repressione

Il governo georgiano aumenta le botte e gli arresti contro gli oppositori: vuole scatenare una rivolta per poter dire che è in corso un colpo di stato finanziato dall’occidente. La forza pacifica della protesta
16 GEN 25
Immagine di Tbilisi sciopera contro la repressione

Foto Getty

Ieri, nel quarantanovesimo giorno di protesta contro il governo, i georgiani hanno organizzato uno sciopero di tre ore, nel pomeriggio. Sono usciti dagli uffici, dai negozi, dalle università, dai ristoranti, e si sono riversati nelle strade, ripetendo le loro due richieste: liberare tutti i manifestanti che sono stati ingiustamente arrestati e nuove elezioni. Salomé Zourabichvili, che è ancora definita “presidente” pure se ha lasciato il palazzo presidenziale all’ex calciatore Mikheil Kavelashvili nominato dal partito al potere, Sogno georgiano, si è unita allo sciopero e ha detto: “Il popolo georgiano ha esperienza nel combattere i regimi, e usa tutti gli strumenti che hanno a disposizione”.
La sera precedente, una quarantina di emittenti televisive avevano sospeso le trasmissioni dalle 17 alle 20 in solidarietà a Mzia Amaghlobeli, una delle giornaliste più famose della Georgia, che ha fondato due media indipendenti: è comparsa davanti a un giudice che ha confermato il suo arresto. Come prevedibile, le tv di stato non hanno partecipato alla protesta, ma un conduttore, Vasil Ivanon-Chikovani, ha mostrato la sua solidarietà durante il notiziario della sera, ripetendo a ogni servizio lanciato: “Solidarietà e libertà per Mzia Amaghlobeli” e ricordando che nessun poliziotto, e tanto meno nessun “uomo in nero”, i titushki che terrorizzano i manifestanti (lo hanno fatto anche ieri durante lo sciopero), ha dovuto rispondere della violenza usata contro le proteste. La repressione è aumentata, sono stati picchiati degli oppositori, gli arresti continuano: il governo vuole scatenare una rivolta da parte dei manifestanti per poter così dire che è in corso un colpo di stato finanziato dall’occidente. I georgiani restano pacifici, e indefessi.