Votare Sì al referendum sulla giustizia per dire No alla demagogia

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa
22 GEN 26
Immagine di Votare Sì al referendum sulla giustizia per dire No alla demagogia

Ansa

Al direttore - L’ineffabile Pietro Grasso sostiene che nel referendum voteranno Sì coloro che temono la giustizia. Ovvero le persone perbene che possono incappare nelle indagini a strascico delle procure, passare un po’ di tempo in carcerazione preventiva, essere sputtanati nel processo mediatico e aspettare una sentenza di assoluzione che di solito arriva perché la magistratura giudicante è corretta. Ma dopo dieci anni di gogna.
Giuliano Cazzola
Al referendum sulla giustizia voteranno Sì tutte le persone che pensano sia necessario rendere i magistrati più responsabili delle proprie azioni, togliere potere alle correnti della magistratura, lavorare per una giustizia in cui il merito conti più dell’appartenenza e avere giudici ancora più terzi, in ottemperanza, come si dice, all’articolo 111 della Costituzione. Tutto il resto è legittima e sincera demagogia.
Al direttore - Con triste rassegnazione scrivo per chiedere spiegazioni su una scelta che mi lascia profondamente interdetta. Nel programma del Giorno della memoria dell’Università di Verona è stato inserito un incontro su “Gaza e il conflitto israelo-palestinese”. Fatico a comprendere quale legame vi sia tra questo tema, legittimo e affrontato ampiamente, e il 27 gennaio, giornata dedicata alla Shoah, alla persecuzione degli ebrei europei, alla lotta contro l’antisemitismo e alla tutela della verità storica. Collocare un dibattito contemporaneo in questo contesto significa spostare il senso della ricorrenza e indebolirne il significato. E’ doloroso vedere come il Giorno della memoria venga sempre più spesso utilizzato per narrazioni estranee, talvolta persino contrapposte, alla storia della Shoah. Come se i sei milioni di ebrei assassinati non meritassero più uno spazio autonomo di ricordo. All’Università di Verona chiedo semplicemente: perché? Con rispetto, ma con profonda amarezza.
Federica Iaria
Al direttore - Il sindaco di Bari, Vito Leccese, il primo a dare le chiavi della città a Francesca Albanese, un pro Pal militante con la bandiera della Palestina sul balcone di Palazzo di Città, ieri si è complimentato con Checco Zalone per il successo del film, dicendo che è un orgoglio per tutta la città di Bari: “Oltre agli straordinari risultati economici, il film si è affermato come un fenomeno culturale di rilievo nazionale: ha saputo interpretare il sentire contemporaneo, affrontare temi di attualità con ironia e intelligenza, stimolare il dibattito pubblico e generare un ampio coinvolgimento mediatico e sociale”, ha detto Leccese. Ma l’ha capito che il film prende in giro proprio i pro Pal come lui?
Annarita Digiorgio