Macron, il sociologo e la Sorbona

Alain Touraine, per il quale non vale la celebre regola di Berselli sugli intellettuali italiani, in una bella intervista a Cazzullo del Corriere regala risposte fulminanti, di quelle che fanno venire l'orticaria a sinistra. Ad esempio sulla Sorbona, sul perché Macron ha stravinto e sull'islam, il vero rischio francese
27 APR 22
Ultimo aggiornamento: 06:22 | 22 MAG 26
Immagine di Macron, il sociologo e la Sorbona
Non sapremmo dire se anche in Francia, almeno tra le classi avvedute, sia d’uso comune la celebre (da noi) tripartizione della vita degli intellettuali stabilita da Edmondo Berselli. È probabile di no. Però, a occhio, il rincoglionimento accademico – così facile da individuare nei suoi sintomi italiani per colpa dei talk e dei giornali – in Francia sembrerebbe malattia meno devastante.
Così che un venerando vegliardo della sociologia mondiale, il 97enne Alain Touraine, ha rilasciato una bella intervista ad Aldo Cazzullo in cui, oltre a spiegare a certi increduli italiani perché l’elitario Macron abbia stravinto contro la populista delle aree interne (“Le Pen ha fatto una campagna di sinistra… ma i francesi non sono idioti: sanno che è xenofoba”, e au revoir les enfants) regala un paio di deliziose risposte, di quelle che fanno venire l’orticaria a sinistra.
La prima, alla domanda sugli studenti della Sorbona che scrivevano “né con Macron né con Le Pen”, è fulminante: “La Sorbona è da sempre una pessima università. Era buona nel XIII secolo. L’ultimo studente che ha imparato qualcosa alla Sorbona è stato Dante” (scherzetto su un’antica querelle filologica), perché, mette in bocca a Picketty, “un tempo la sinistra era mossa dai militanti, oggi è gente dell’università”.
La seconda, che da vent’anni il rischio della rivolta sociale non viene dall’economia, “ma dalla religione. Che in Francia vuol dire islam”. Un’altra verità che i benpensanti non vogliono sentirsi dire.