Disperdere le ceneri di Gramsci nel vento

L'intellettuale comunista ha convinto tutti, a destra non meno che a sinistra, a parlare di cultura in termini di egemonia. Solo che oggi, grazie al cielo, nessun attore politico tradizionale ha i mezzi per instaurarla, e i piani di contro-egemonia sono velleitari
12 SET 24
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Non si tratta di contendersi le ceneri di Gramsci, ma di disperderle finalmente al vento. La sua vera egemonia è consistita in questo: ha convinto tutti, a destra non meno che a sinistra, a parlare di cultura in termini di egemonia. Solo che oggi, grazie al cielo, nessun attore politico tradizionale ha i mezzi per instaurare un’egemonia, e i piani di contro-egemonia sono velleitari prima che patetici: una rappresaglia a colpi di fionda mentre fuori si combatte con i droni. Non che il problema fosse immaginario. Ciò che ne resta, però, è una sopravvivenza spettrale, il sedimento di stagioni evaporate di cui neppure i protagonisti hanno piena contezza. Ho ripensato, in questi giorni, a una sortita di Corrado Augias di pochi anni fa. Sosteneva che una cultura di destra è quasi una contraddizione in termini, perché la destra segue oscuri impulsi biologici mentre la sinistra li passa al vaglio della coscienza critica. Ne ho concluso che l’Italia è quel paese in cui un decano del giornalismo culturale, in servizio dai tempi del maestro Manzi, ha potuto attraversare miracolosamente sei decenni, pari a circa ventiduemila giorni, non tanto nella convinzione che la cultura conservatrice fosse sbagliata, ma nella candida certezza che non esistesse, e che cultura e sinistra fossero sinonimi così ovvi che nemmeno valeva la pena interrogarsi sul perché. Ecco, sarebbe bello se questa fase politicamente tetra appiccasse almeno il fuocherello della curiosità reciproca, e portasse le diverse culture accampate sulla penisola a dialogare, ad appassionarsi, a litigare. Guai a noi se tutto si esaurisse, come qualcuno teme, in un’ondata di contro-amichettismo.