Il formalismo giuridichese si scioglie come neve al sole

Il segretario dell'Anm Rocco Maruotti a Bologna ha tentato di dimostrare come la separazione delle carriere minacci la divisione dei poteri, e come sia nell'interesse di tutti ostacolarla. Mica penserete che dietro il grazioso esercizio di vaniloquenza ci sia la difesa di privilegi corporativi?
19 GIU 25
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Rocco Maruotti (Ansa)

E’ a suo modo uno spettacolo naturale: il formalismo rarefatto della lingua giuridica italiana che si scioglie come neve al sole sotto le osservazioni brusche e pragmatiche di un americano. Prendiamo come esempio il grazioso esercizio di vaniloquenza offertoci giorni fa dal segretario generale dell’Anm Rocco Maruotti, ospite della Repubblica delle Idee a Bologna: “C’è il tentativo di introdurre un nuovo orizzonte culturale nell’assetto dei diritti fondamentali, e io penso che dovremmo tutti capire che i diritti fondamentali vanno di pari passo alla tutela della separazione dei poteri, perché la separazione dei poteri garantisce i diritti fondamentali”. Circolarità perfettamente tautologica, densità semantica prossima allo zero: l’oppio causa il sonno perché contiene la virtus dormitiva, la quale ha l’effetto di causare il sonno.
Segue: “I diritti fondamentali devono essere sanciti ma poi devono essere preservati. E quindi dobbiamo stare tutti attenti perché dietro questa riforma che si vuole derubricare come un fatto che riguarda solo la magistratura – e invece non riguarda affatto la magistratura o soltanto la magistratura – vi è un tentativo di un complessivo riassetto tra i poteri dello Stato in senso, io temo, meno democratico di quello attuale”. Tradotto dall’italo-giuridichese: la separazione delle carriere di noi magistrati minaccia la divisione dei poteri, dunque gli elettori sono chiamati a fare fronte contro una nuova svolta autoritaria, è nell’interesse di tutti, mica penserete che stiamo difendendo i privilegi corporativi largitici dall’ordinamento fascista! E' buffo, perché anni fa, nella stessa Bologna, ebbi la fortuna di poter conversare a lungo con il professor Giuseppe Di Federico, e la prima frase che mi disse – conservo la registrazione – fu questa: “Se lei va negli Stati Uniti e dice che il pubblico ministero è nello stesso corpo dei giudici la prima domanda che le fanno è: ma come, non avete la divisione dei poteri?”.