Rubriche
Il bi e il ba •
La playlist per il No al referendum è un disco rotto
Dalla separazione delle carriere alla deriva verso una democratura orbaniana il passo è corto, dicono i crooner dell’Anm e le loro coriste mediatiche. Rileggere L’egemonia giudiziaria (Spirali 1999) dell’avvocato Domenico Marafioti per cambiare musica
20 GEN 26

Foto LaPresse
Ormai pare di ascoltare un disco rotto. La separazione delle carriere, ti cantano con voce suadente i crooner dell’Anm e le loro coriste mediatiche, è solo il primo passo. Seguiranno nell’ordine: la sottoposizione del pm all’esecutivo, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, l’impunità dei colletti bianchi, la fine del controllo di legalità sulla politica, forse la strage dei primogeniti. Inoltre (lato B del disco) la separazione è parte di un disegno più vasto che punta – in combinato disposto con il premierato – alla ristrutturazione autoritaria della repubblica nata dalla Resistenza e alla deriva verso una democratura orbaniana.
Il piano inclinato e il processo alle intenzioni sono, si sa, ritornelli debolucci, ma la puntina incespica ossessivamente su quei solchi. Resta tuttavia una domanda a cui non trovo risposta: se davvero ci fosse all’orizzonte un nuovo fascismo o qualcosa di simile, per quale ragione dovremmo preferire il sistema a carriere unite, caro al grammofono del Ventennio, anziché la separazione, che è la norma nelle democrazie avanzate?
Per fortuna nel mio juke-box ho anche oldies but goldies, come L’egemonia giudiziaria (Spirali 1999) dell’avvocato Domenico Marafioti. Il brano in questione parla di Magistratura Democratica, ma si può applicare a tutta la filarmonica del No: “Essa guarda al futuro con lo sguardo fermo al passato, rappresentato dalle linee maestre dell’ordinamento giudiziario Mussolini-Grandi, anch’esso fondato sul modello burocratico di reclutamento dei magistrati per concorso e sulla mera distinzione di funzioni requirenti e giudicanti, ferma l’unità di carriera. Così, per uno dei tanti paradossi di cui c’è traccia nel cammino delle nazioni, i settori della magistratura banditori a chiacchiere della democrazia nelle istituzioni giudiziarie – che dovremmo immaginare culturalmente più affini a Rousseau e a Robespierre e alle visioni di democrazia diretta – finiscono con l’atteggiarsi a nipotini di Dino Grandi, guardasigilli del ‘regime’ per eccellenza”. Musica per le mie orecchie.