Make in Italy. Sì, con un però

L’entusiasmo digitale di Meloni è un segnale positivo, i fatti sull’innovazione meno. Un paradosso tra ritardi, burocrazia, slittamenti
19 GIU 25
Immagine di Make in Italy. Sì, con un però

Foto LaPresse

Giorgia Meloni fa un giro tra le nuvole. Al summit milanese di Amazon web services, la premier è intervenuta in video con un messaggio breve ma denso, che ha messo insieme politica industriale, orgoglio nazionale e diplomazia economica. Quando una presidente del Consiglio sceglie di salutare un convegno sul cloud computing organizzato da un colosso americano, è chiaro che c’è in gioco qualcosa di più di qualche server: è un segnale, economico e strategico, sui rapporti tra Italia, Europa e Stati Uniti nel settore più delicato dell’economia del futuro, quello dell’high-tech. Meloni ha lanciato uno slogan che è anche una piccola trovata linguistica: “Make in Italy”. Un gioco sul celebre “Made in Italy”, trasformato in invito esplicito: “Scegliete l’Italia”. Perché, ha detto, la nostra economia è solida e resiliente, il clima favorevole agli investimenti e il sistema manifatturiero di prim’ordine. L’Italia, insomma, come brochure per imprenditori, con l’aggiunta dell’orgoglio istituzionale: terra promessa per innovatori, startupper, aziende tech. La premier ha rivendicato che il governo sta delineando una strategia capace di “anticipare i tempi e indicare nuove rotte”, facendo leva sui punti di forza storici ma anche sulle filiere emergenti: digitale (cloud in primis), difesa, farmaceutica, spazio ed economia del mare.
Eppure, accanto a questo entusiasmo digitale – sorprendente, se si pensa alla diffidenza della destra verso l’innovazione – c’è una dissonanza esecutiva evidente. Il Polo strategico nazionale, l’infrastruttura pubblica prevista per custodire i dati sensibili della Pa, arranca: ritardi, burocrazia, slittamenti. Un paradosso, mentre l’Italia accoglie a braccia aperte i data center privati di Google, Microsoft e Aws. Meno male, verrebbe da dire, che sulle nuvole ci portano loro. Anche se l’energia resta cara, e i data center non funzionano senza reti stabili e fonti programmabili. In chiusura, Meloni ha celebrato l’Italia come “Patria del genio e dell’innovazione”. Un finale compiaciuto, ma non banale. Perché se è vero, come dice lei, che il genio italico va onorato, allora tocca dimostrarlo anche nell’era del cloud. Se son rose – digitali – fioriranno.