Il cattivo poeta
di Gianluca Jodice, con Sergio Castellitto, Tommaso Ragno, Fausto Russo Alesi, Clotilde Courau
24 MAG 21
Sergio Castellitto, protagonista de Il cattivo poeta (Ansa)
Ritratto dell’artista da settantenne brontolone, mangiasoldi, lamentoso e assatanato (per quel che l’età concede). Gabriele D’Annunzio se ne sta rintanato al Vittoriale, chiedendo denaro a Benito Mussolini per costruire l’anfiteatro da aggiungersi alla villa e agli altri edifici in memoria della “vita inimitabile” di sé medesimo (nonché delle eroiche imprese compiute dall’esercito italiano durante la prima guerra mondiale). L’anfiteatro è il suo secondo cruccio, al punto primo stanno le rimostranze, indirizzate idealmente all’Italia tutta, dal dittatore in giù: lo hanno tradito e dimenticato. Lui che aveva inventato perfino la parola “scudetto”, oltre ad aver battezzato i grandi magazzini “La Rinascente” e scelto lo pseudonimo per la scrittrice Liala (che pare ancora abbia le sue estimatrici, così va l’Italia).
I gerarchi fascisti lo considerano un dente guasto: “O lo si ricopre d’oro o lo si estirpa”, e riempiono il villone sul lago di Garda con spie e sorveglianti che prima o poi dimostrano una qualche intelligenza con il poeta: l’attore è Sergio Castellitto, più quieto del solito. Vorrebbe Mussolini in visita al Vittoriale, ma il Benito nazionale è troppo occupato a stringere alleanza con la Germania del “ridicolo Nibelungo”. Sembra informato però dei particolari piccanti che escono dai rapporti. Al momento vivono con il vecchio malfermo sulle gambe – ma quasi sempre in alta uniforme, con i guanti bianchi, anche quando dà del “topo” al critico che avanza qualche riserva – Luisa Baccara, una francese di nome Amélie, più la cameriera altoatesina che sembra al momento la preferita da spogliare e palpare (niente crociate, le molestie erano comprese nello stipendio). Malinconico, buio, e piuttosto lento.